Omicidio stradale di Brivio, l’autista polacco verso la rinuncia all’appello

Il 35enne Krzystof Jan Lewandowski è stato condannato a tre anni e sei mesi per aver investito e ucciso Giorgia Cagliani e Milena Marangon, entrambe 21enni. Senza ricorso scatterà l’ulteriore sconto previsto dalla legge Cartabia.

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Brivio

Nessun ricorso in appello in vista da parte di Krzystof Jan Lewandowski, il 35enne polacco che l’anno scorso ha investito e ucciso le due amiche 21enni di Paderno D’Adda Giorgia Cagliani e Milena Marangon, mentre camminavano verso l’ingresso della festa padronale di Brivio. I termini per impugnare la sentenza di condanna con il rito abbreviato a tre anni e sei mesi per duplice omicidio stradale (a fronte di una richiesta dell’accusa di due anni e otto mesi) scadono a giorni, ma stando a quanto appreso da fonti giudiziarie, la difesa del 35enne dell’Est Europa non avrebbe intenzione di approdare al giudizio di secondo grado.

In questo modo, in virtù di una norma introdotta dalla legge Cartabia, l’imputato, trasferito agli arresti domiciliari in comunità dopo un periodo nelle carceri di Lecco e di San Vittore, potrà godere dell’ulteriore sconto di un sesto della pena. Un beneficio ispirato ad esigenze di economia processuale e concesso a chi, in primo grado, è stato condannato a seguito di giudizio abbreviato (godendo così dello sconto di un terzo previsto dalla normativa) e rinuncia appunto all’impugnazione della sentenza di primo grado.

Si chiuderebbe così la vicenda processuale nata dalla tragedia di Brivio di settembre 2025 quando le due giovani, unite tra loro da un forte legame di amicizia, se ne andarono insieme, sconvolgendo la vite delle rispettive famiglie. L’accusa con cui è stato condannato l’autista polacco prevede anche il riconoscimento da parte del tribunale (gup Gianluca Piantadosi) dell’aggravante della guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. L’imputato aveva ammesso di aver fatto uso di marijuana, dicendo però di averla assunta qualche giorno prima la tragedia. La difesa ha sostenuto che il quantitativo rilevato nell’organismo dell’uomo non fosse in grado di alterarne la percezione. Secondo il tribunale, invece, gli effetti psicotropi della cannabis erano “ancora attivi”, e in quanto tali capaci di alternare lo “stato di percezione” del 35enne alla guida del carro attrezzi. Come sostenuto dalla consulenza dell’accusa, c’era una “significativa probabilità” che Lewandowski si trovasse in uno stato di alterazione psicofisica al momento del sinistro.

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