Rapina rischiò di fermare la sua carriera, in aula la testimonianza del pattinatore Edoardo Comi

Il campione meratese di pattinaggio artistico ha raccontato in tribunale le conseguenze dell’aggressione subita alla stazione di Monza nel marzo 2025. Imputato un ventenne tunisino accusato di tentata rapina

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Lecco

Lui, pattinatore di successo, con un piede fratturato a seguito di un tentativo di rapina. Carriera salva, fortunatamente, ma quell’infortunio rimediato non per cause sportive alla stazione di Monza nel 2025, ancora gli procura “dolori” e richiede “controlli periodici”. Così ai giudici del tribunale di Monza ha raccontato Edoardo Comi, ventenne di Merate, già campione italiano juniores di pattinaggio di figura sul ghiaccio.

La sua testimonianza è stata resa mercoledì mattina nel processo che vede un ventenne tunisino imputato davanti al collegio presieduto dal giudice Carlo De Marchi per tentata rapina. Il fatto risale a marzo 2025.

«Ero al binario della stazione di Monza con la mia ex ragazza, da un gruppo di ragazzi si è staccato un giovane che mi ha strappato la collana, che è caduta nella mia maglietta – raccontato l’atleta di Novate -. Nello strappo, però, sono andato a sbattere contro uno spigolo di cemento, e mi sono rotto tre dita del piede, fortunatamente ho potuto proseguire con il pattinaggio, anche se il piede mi fa ancora male e periodicamente devo sottopormi ai controlli medici».

A marzo 2026, Comi, in coppia con Irina Napolitano, si è piazzato dodicesimo ai mondiali junior di pattinaggio di figura a Tallinn, in Estonia. La stazione di Monza è da anni al centro di polemiche per motivi di sicurezza: «Quel giorno chiedevo aiuto ma non è intervenuto nessuno, nonostante ci fosse tantissima gente sulla banchina».

Assente l’imputato che si è fatto arrestare a febbraio di quest’anno, ancora alla stazione ferroviaria della città di Teodolinda, per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Stava danneggiando una macchinetta all’interno dello scalo ferroviario per rubare delle monetine. Il giovane, una volta condotto in tribunale per la convalida dell’arresto, aveva dato in escandescenze anche a palazzo di giustizia. Il procedimento si era concluso con la condanna a sei mesi con la pena sospesa, e con l’accompagnamento del giovane nordafricano al Cpr di Trapani, da dove avrebbe dovuto essere rimpatriato.

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