Traffico per la chiusura del ponte di Brivio, il Comitato replica: «Non siamo noi i responsabili»

Le lunghe code tra Paderno, Verderio e Robbiate riaccendono lo scontro sul futuro del ponte San Michele. Il Comitato cittadini respinge le accuse di aver ostacolato le infrastrutture e punta il dito contro anni di ritardi nella programmazione di Regione e Province

Paderno d’Adda

Le crescenti lamentele per le lunghe code causate dalla chiusura del ponte di Brivio hanno acceso il dibattito pubblico tra i residenti di Paderno, Verderio e Robbiate, con diverse critiche rivolte ai comitati contrari alla realizzazione di una nuova struttura viaria a ridosso del ponte San Michele. Il Comitato cittadini Ponti Paderno-Verderio-Robbiate è intervenuto per chiarire la propria posizione, respingendo la responsabilità dei disagi attuali e puntando il dito sulla programmazione infrastrutturale di Regione e Province.

Secondo i rappresentanti del gruppo, la situazione attuale di paralisi del traffico sarebbe stata prevedibile e non imputabile a chi richiede soluzioni alternative a tutela del patrimonio storico. La posizione del sodalizio non è di totale chiusura verso un nuovo ponte o il raddoppio ferroviario, ma si concentra sulla necessità di una progettazione ritenuta più razionale e meno impattante per il territorio.

Il Comitato sostiene che la nuova struttura dovrebbe essere realizzata in una posizione più a sud, recuperando progetti già esistenti risalenti al 2009, per evitare di riversare un traffico stimato in forte aumento su strade locali giudicate non idonee, come via Festini. Viene inoltre citata la preoccupazione per la perdita della candidatura del San Michele a Patrimonio dell’Umanità Unesco, che verrebbe compromessa dalla costruzione di un manufatto moderno nelle sue immediate vicinanze.

L’analisi del Comitato si estende anche alle decisioni tecniche e amministrative, citando relazioni secondo cui il nuovo ponte porterebbe un miglioramento della velocità media di un solo chilometro orario, passando da 20 a 21 km/h. Viene sollevato il dubbio sulla reale tenuta del ponte San Michele, per il quale Rfi ha indicato il 2030 come limite massimo per il traffico ferroviario e stradale alternato.

Secondo il gruppo di cittadini, le amministrazioni locali si starebbero unendo nel contestare un metodo decisionale che le vede escluse, mentre i portatori di interesse non troverebbero ascolto nel Dibattito Pubblico in corso. In merito alla chiusura del ponte di Brivio, definita necessaria ma priva di alternative temporanee programmate, il Comitato sottolinea la differenza sostanziale con la precedente chiusura del San Michele: se quest’ultimo interessava prevalentemente il traffico locale e ferroviario, Brivio è un’arteria fondamentale per il traffico pesante.

«Rifiutiamo la responsabilità dei disagi che per decenni non hanno preoccupato chi ha in mano le leve della programmazione» è la sintesi espressa dal Comitato, che ribadisce il proprio ruolo di informazione della popolazione e mediazione con le autorità, piuttosto che di programmazione tecnica.

Sul tema è intervenuto anche il consigliere provinciale bergamasco Massimo Cocchi: «Di una cosa continuerò sempre a lamentarmi: di quelli che bloccano le strade, le ferrovie e ogni altro servizio pubblico nel solo esclusivo loro interesse, fregandosene completamente degli altri. Al pari di quelli che le infrastrutture non le vogliono e bloccano ogni iter volto a realizzarne di nuove».

La rete di associazioni, istituzioni e cittadino “Occhio al Ponte” punta il dito sulla Regione: «Se la Regione avesse svincolato già anni fa il ponte viabilistico da quello ferroviario, oggi non ci troveremmo in questa situazione. Questo è il primo effetto di una programmazione a compartimenti stagni».

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