Tragedia familiare a Cassina Valsassina: disposte due nuove perizie per la morte di Margherita Colombo

La Corte d’Assise ha deciso per ulteriori accertamenti psichiatrici e medico-legali per chiarire i dubbi sulla morte della donna, soffocata in casa. Il figlio accusato dell’omicidio della madre si dichiara innocente.

Cassina Valsassina

La notte passata a «sfogliare la margherita». Una decisione, togliersi la vita oppure no: «Lo faccio, o non lo faccio». Il racconto davanti ai giudici di Corte d’Assise di Corrado Paroli, accusato dell’omicidio della madre Margherita Colombo, arriva alle 4.30 circa di lunedì 18 novembre 2024: «A quel punto, ho deciso “lo faccio”». Dopo aver bevuto una tisana con un mix di tranquillanti che aveva preparato molte ore prima, ha detto l’uomo attualmente detenuto nel carcere di Monza rispondendo alle domande del pubblico ministero Chiara Di Francesco, i ricordi spariscono del tutto: «Da lì in poi non ricordo più nulla, il risveglio, l’ospedale, il trasferimento dal carcere di Lecco a quello di Monza, il colloquio chiesto con la mia ex moglie, sono tutti passaggi che mi hanno riferito dopo». Solo che a morire è stata la madre, trovata priva di vita nella loro casa di Cassina Valsassina, anche se i due erano di Primaluna. Secondo l’accusa, la donna è stata soffocata con l’azione di una mano o di un cuscino sulle vie orali. Per i consulenti della difesa, ascoltati ieri al tribunale di Como prima dell’esame dell’imputato, la donna è morta per aver ingerito a sua volta la tisana allungata con i sedativi. Per la procura, inoltre, la capacità di intendere e volere al momento del fatto era grandemente scemata, mentre per i legali di Paroli va esclusa del tutto.

Nella distanza delle due posizioni, la Corte ha deciso di disporre due nuove perizie, di natura psichiatrica e medico legale, per chiarire i dubbi emersi nel corso dell’istruttoria. Il conferimento dell’incarico avverrà alla prossima udienza, fissata per il 25 marzo, e i tempi successivi saranno presumibilmente lunghi, prima delle conclusioni.

Il retroscena che emerge con certezza, confermato unanimemente, è quello che tratteggia il carattere della madre dell’imputato, e i rapporti non facili con il figlio, un uomo con tendenze alla depressione. «Mia madre non aveva un carattere facile, non ascoltava nulla di ciò che le veniva detto, nella mia ex moglie aveva sempre visto una rivale, e anche con mio figlio piccolo non si risparmiava certi commenti, sottolineava davanti al bambino che avesse qualche problema di peso, si spazientiva per la sua vivacità». Il sabato e la domenica prima della tragedia, poi, il disagio aumenta in modo irreparabile: «Soffrivo molto la fine del matrimonio, quel fine settimana i miei due figli stavano da me, ma mia madre era intollerante e a quel punto i bambini mi hanno chiesto di tornare a casa loro perché la nonna era cattiva; per me fu una pugnalata al cuore, l’ennesima, un brutto colpo, mi sentivo un fallito, come uomo, come padre e anche come figlio; le dissi che non era il modo di parlare a un bambino di 9 anni, che non poteva comportarsi in questo modo, lei non rispose nulla».

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