Lecco, Boscagli e i suoi assessori: «Ho voluto nella giunta i compagni di viaggio»

Il centrodestra riparte dal nucleo che l’ha rappresentato in 15 anni di opposizione. Il sindaco: «Una squadra già da anni»

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Lecco

Filippo Boscagli ha ufficialmente varato la sua squadra. Gran parte degli assessori ha condiviso con lui anni di Consiglio comunale. Il centrodestra, insomma, riparte dal nucleo che l’ha rappresentato in 15 anni di opposizione.

Sindaco, la squadra c’è. Secondo quali criteri l’ha scelta?

Per tanti motivi: l’esperienza, il fatto che abbiano preso voti, le competenze. Ma il valore aggiunto è che sono le donne e gli uomini insieme ai quali abbiamo compiuto una vera traversata nel deserto. Tutti hanno tenuto duro nonostante a volte le battaglie politiche sembrassero impossibili e nonostante una maggioranza che non ascoltava le nostre proposte. Ho voluto che i compagni di viaggio di dieci, quindici, vent’anni in Consiglio partecipassero oggi con me all’avventura di governare la città.

Tutti gli assessori erano candidati consiglieri. Un caso?

La scelta è certamente stata anche quella di valorizzare chi ci aveva messo la faccia in campagna elettorale, chi ha accettato l’impegno e la fatica di candidarsi con me.

Andiamo nel dettaglio. Colpisce, anzitutto, lo spacchettamento tra Ambiente e Viabilità.

Una diversa visione rispetto all’impostazione ideologica degli anni scorsi. Non affronteremo i temi come se uno dei due ambiti fosse al servizio dell’altro, li distinguiamo e li poniamo in dialogo: valorizzare l’ambiente non significa far funzionare male la viabilità.

Lo Sport separato dall’Istruzione.

E trova il Patrimonio, con le partite tecniche del Teatro e di Villa Manzoni. Credo sia importante anche plasmare le deleghe a immagine della storia personale degli assessori. Lorella Cesana ha ben approfondito in questi anni i temi di cui sopra.

Il Commercio trova la Polizia locale.

Marco Caterisano ha competenze specifiche e ne fa esperienza quotidianamente nella sua vita e nel suo lavoro. Serve anche essere calati nel contesto nel quale si è poi chiamati a decidere.

Passiamo al vicesindaco. Piazza riunisce un ampio ventaglio di deleghe.

Per lui il tema è la possibilità di sviluppare progetti in dialogo con le istituzioni, che è il suo talento, ma anche coinvolgere la parte privata e studiare forme di partenariato. Non scordiamoci che il rubinetto del Pnrr si è chiuso.

E quindi ora che si fa?

I bilanci non saranno più quelli dell’ultimo mandato: bisognerà saper intercettare ulteriori risorse, coinvolgere il sistema delle categorie e, come dicevo, dialogare con i privati. Si tratta della missione di Carlo, ma a breve chiariremo una serie di scelte organizzative sui gruppi di lavoro in Comune.

Risorse umane, peraltro, è una delle deleghe che ha tenuto per sé.

Ho tenuto temi che reputo importanti, sia per sensibilità sia per questioni strategiche. L’Economia sociale è il sostegno a una filiera chiave del nostro territorio, ma significa anche avere riferimenti diretti con il Governo e diventare, come città, un primo laboratorio di buone pratiche. E poi l’Università e tutto il settore educativo dei minori. Su questo tema, lavoreremo insieme a Emilio Minuzzo, faremo un pezzo di strada insieme.

Che giorni sono stati questi per lei?

Faticosi. Resta comunque un grande entusiasmo. L’incontro con i dipendenti, poi, è un’iniezione di fiducia.

Cosa replica a chi la accusa di aver plasmato una squadra per accontentare gli umori dei vari capibastone?

Un’analisi folle rispetto alla realtà. Chiunque sa il rapporto diretto che c’è tra me e i nove assessori. Una relazione cresciuta nel corso di cinque, dieci, anche vent’anni.

Ripensa ancora a quell’8 giugno?

Mi sembrano trascorsi mesi.

Cosa sente?

Sento l’orgoglio di come una storia, la mia, lunga vent’anni ha saputo condurmi esattamente qui. Sarò onesto. Non era chiaro né ipotizzabile cinque o dieci anni fa. C’era un contesto politico diverso, molto complesso. Pensavo che la mia vita avrebbe preso altre vie.

Invece?

Invece riconosco a me stesso di aver avuto pazienza, di aver tenuto duro quando alcuni contenitori politici apparivano irrilevanti, quando pareva sbiadire la consapevolezza di poter avere qualcosa da offrire alla città e alla politica. Il tema oggi è non deludere chi mi ha votato. Quanto al senso profondo di questa vittoria, lo ribadisco senza mezzi termini: ha dato valore ad anni di fatica. Anni nei quali io e pochi amici abbiamo continuato a fare politica, mentre il mondo intorno, quello cattolico e popolare, rischiava di svanire.

Quali modelli ha e avrà?

Assolutamente mio zio Giulio. Non può essercene un altro. Ho tenuto la sua foto nella giacca per tutta la campagna elettorale. Siamo diversi, le epoche sono diverse, ma il metodo è identico: uno sguardo innamorato della città. E l’idea che non possiedi la carica che ricopri. Per il tempo che ti è concesso, ti dedichi a custodirla.

C’era un Filippo Boscagli un po’ guascone che scandiva slogan elettorali in camicia e cravatta dalla vetta del Resegone. Una campagna dura, quella delle Regionali del 2018. Di pura testimonianza. Cosa gli direbbe ora?

Di continuare a essere se stesso, che era poi la chiave di quella campagna. Anche in questi ultimi due mesi, ho seguito il principio di non lasciarmi condizionare da tante parole che erano fuori dal mondo reale. Leggevo gli attacchi sui social, ma poi c’era una città vera da attraversare. Momenti di totale immedesimazione con la gente. Non si batte quasi mai un sindaco uscente, mi dicevano. Ma io ci ho creduto: in politica può sempre succedere qualcosa di diverso.

Ha incontrato Gattinoni?

È stato qui due ore per un passaggio di consegne che giudico importante e leale.

Ha letto il suo messaggio sui social?

C’è un tema di amarezza personale che comprendo: forse è quello ad aver generato alcune analisi, in quel testo, che comprendo meno.

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