Politica / Sondrio e cintura
Martedì 24 Marzo 2026
Referendum giustizia, Sertori: «Elettori lontani dalla politica»
Le reazioni del giorno dopo. Il governatore Attilio Fontana rivendica l’orgoglio lombardo per il risultato regionale.
Sondrio
Il giorno dopo il referendum sulla giustizia, il quadro politico che emerge è fatto di letture differenti e, in alcuni casi, contrastanti. A livello nazionale, la vittoria del No ha bocciato la riforma proposta dal Governo, ma sul territorio non mancano segnali in controtendenza che alimentano il dibattito, soprattutto in Lombardia e, in modo ancora più evidente, in provincia di Sondrio.
Tra le prime reazioni c’è quella dell’assessore regionale Massimo Sertori, esponente della Lega, che invita a una riflessione più ampia sul rapporto tra politica ed elettorato. «Un dato che spicca è sicuramente l’alta affluenza, che ritengo assolutamente positivo – sottolinea – ma che insieme all’esito mi induce a fare qualche riflessione». Per Sertori, il voto evidenzia «un allontanamento da parte del corpo elettorale nei confronti della politica», attribuito anche a un clima di «continua contrapposizione» e a una comunicazione spesso ridotta a slogan.
L’assessore mette l’accento anche sulla partecipazione dei giovani, definita «un elemento positivo», ma allo stesso tempo un segnale di volatilità dell’elettorato. «Nessuno si deve sentire consolidato – osserva – perché se più persone vanno a votare questo influisce sull’esito». Da qui l’invito a un cambio di approccio: meno scontro ideologico e più capacità di spiegare concretamente problemi e soluzioni, sul modello dell’azione amministrativa locale, dove «gli elettori sono più interessati».
Non manca poi una riflessione sul merito del referendum. Secondo Sertori, portare temi complessi come una riforma costituzionale dentro una dinamica di scontro politico rischia di comprometterne la comprensione. «Argomenti difficili, non tutti sono giuristi – evidenzia – e si vota non solo per i contenuti ma anche per altri motivi». Da qui l’auspicio di un maggiore dialogo tra le forze politiche, che avrebbe potuto portare a una sintesi condivisa su modifiche importanti. Infine, uno sguardo ai dati territoriali: «Guardando la cartina, qualche ragionamento la Lega deve farlo», ammette, sottolineando come proprio nelle regioni amministrate dal partito il Sì abbia prevalso.
Sulla stessa linea, ma con toni più politici, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana rivendica il risultato regionale. «Viva la Lombardia! Oggi più che mai rivendico l’orgoglio di essere lombardo», dichiara, ringraziando i cittadini. Pur riconoscendo che «il risultato elettorale in democrazia va sempre accettato», Fontana sottolinea come la Lombardia si confermi «terra coraggiosa» e orientata al cambiamento. Da avvocato, aggiunge, considera l’esito nazionale «un’occasione persa» per modernizzare il Paese.
Ed è proprio il dato territoriale a rappresentare uno degli elementi più significativi emersi dal voto. Se in Italia il No si è imposto con il 53,74% contro il 46,26% di Sì, in provincia di Sondrio si registra un risultato diametralmente opposto. Qui il Sì ha raggiunto il 62,86%, con 53.277 voti favorevoli contro 31.473 contrari, rendendo il territorio il più favorevole alla riforma in tutto il Paese.
Un consenso diffuso e spesso molto ampio: dal 64,97% di Bormio al 57,80% di Tirano, fino al 59,73% di Chiavenna. Percentuali ancora più alte nei centri montani, dove in diversi casi si supera il 70% e si toccano picchi oltre l’80%, come ad Aprica, Mello e Madesimo. Fa eccezione il solo comune di Sondalo, dove il No ha prevalso, seppur di misura.
Anche nel capoluogo Sondrio il Sì resta maggioritario, pur con un margine più contenuto (53,41%), segnale di un equilibrio maggiore rispetto al resto della provincia. Un dato che conferma, ancora una volta, le peculiarità del voto valtellinese e valchiavennasco.
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