Politica / Lecco città
Domenica 15 Marzo 2026
Filippo Boscagli: «L’impegno di una vita per cambiare lecco»
Intervista al candidato sindaco del centrodestra: «Oggi una città per manager ricchi e single: ignorate le priorità della gente»
Lettura 3 min.Lecco
«Una città per manager, single e ricchi. Senza sicurezza, senza decoro, con un traffico folle e poca attenzione alla questione educativa». Questo il quadro che Filippo Boscagli, candidato unitario del centrodestra alle prossime elezioni, traccia di una Lecco che, asserisce, «vuole cambiare ripartendo innanzitutto dall’ascolto, dal buon senso, dalle priorità dei cittadini e non delle narrazioni di marketing».
Boscagli, si parte. Cosa prova?
Grande emozione. C’è la sensazione di qualcosa di davvero importante, qualcosa a cui ho dedicato una parte rilevante della mia vita amministrativa a Lecco. Faccio politica da venticinque anni, senza peraltro aver mai vissuto di politica. Anzi, ho sempre inserito la politica dentro una vita ricca di relazioni ed esperienze. Se penso al mio amore per la città, per le montagne, per calcio e volontariato, ecco tutto quanto finisce lì, nel mio modo di fare politica.
A chi ha telefonato, appena certo della candidatura?
La prima cosa che ho fatto è stata scrivere a mia moglie e agli amici che mi hanno sostenuto in questi primi mesi di lavoro per la campagna elettorale. Ci vediamo ogni giovedì mattina e ci sentiamo per condividere idee.
E i partiti?
La mia esperienza di questi anni in consiglio comunale dimostra, penso al Pgt ad esempio, che siamo riusciti a lavorare tutti nel merito dei contenuti, senza nessuna influenza esterna e senza che le diverse sensibilità influissero sul nostro lavoro, anzi arricchendolo. La stessa vale per il voto: arriviamo da un percorso in cui abbiamo cercato di capire il ruolo di ognuno. Ma l’obiettivo resta quello di cambiare la storia degli ultimi sei anni della città.
Quale storia è stata?
Abbiamo lasciato Lecco nel bel mezzo del Covid e ritroviamo oggi una città con meno sicurezza, con una gestione della viabilità impazzita, con persone che non riescono più a parcheggiare la macchina vicino a casa propria e con una carenza assoluta in termini di relazioni. Una situazione che si riflette anche in una grande emergenza educativa, spesso segnata da episodi di violenza o di illegalità compiuti da giovanissimi. Ma la cosa peggiore è che, a fronte di questo, abbiamo assistito per anni a un’operazione di marketing, di pura estetica sulla Piccola e sul lungolago, accompagnata da questa svilente narrazione che contrasta drammaticamente con la qualità della vita dei lecchesi. Perseguendo la visione di voler imporre una scena da capitale europea si è finito per dimenticare la qualità della vita delle persone di Lecco. Posso dirla con uno slogan?
Prego.
Si è costruita l’idea di una città pensata per manager single e ricchi: una città in cui non importa se non trovi parcheggio, non importa se resti bloccato nel traffico durante gli orari di punta. Una città che funziona forse per chi va contro traffico, per chi vive una dimensione individualistica. Di certo, non per chi deve portare i figli all’asilo o a scuola lontano da casa, per chi ha anziani o persone disabili da accompagnare durante il giorno.
Quali sono quindi le sue priorità?
Dirò qualcosa di clamoroso. Quelle dei lecchesi, santo cielo. Viabilità e traffico, parcheggi per chi entra in città, la questione della sicurezza, il decoro urbano – soprattutto nei rioni, troppo spesso dimenticati se non durante la campagna elettorale – e soprattutto la questione educativa. Il Bione deve essere al servizio dei ragazzi e degli sportivi, non diventare un progetto di finanza creativa costosissimo. Sulla viabilità: l’idea di una città ciclabile non nasce da quattro strisce bianche con il disegno delle biciclette per terra.
Secondo lei è venuto meno quello che un tempo era il “sistema Lecco?”
Era la storia della città: Lecco come centro di un dialogo positivo tra tutti i livelli istituzionali e il mondo delle associazioni e delle categorie che rappresentano la vita quotidiana dei cittadini. Questa esperienza si è drammaticamente interrotta, e noi la vogliamo ristabilire. In questi giorni ho incontrato Giorgia Meloni, diversi ministri anche per riaprire un dialogo che parta dalla prospettiva futura della città.
Vi siete parlati con Carlo Piazza?
Ci siamo visti anche stamattina e credo che entrambi abbiamo avuto l’accortezza, in questi dieci mesi, di lavorare su un binario parallelo, ma nel rispetto reciproco, con la volontà di fare in modo che chiunque fosse stato il candidato avrebbe poi potuto contare su un sostegno convinto da parte di tutti. Nulla del suo lavoro andrà perduto: ci sono ottime basi su cui lavorare insieme, cosa di cui lo ringrazio.
Parliamoci chiaro, questo tira e molla dei vertici nazionali sul candidato sindaco può aver allontanato o deluso qualche suo elettore?
Se è così, nessuno se ne dispiace più di me. Ma il tema è che i capoluoghi vivono di dinamiche politiche che si intrecciano con quelle nazionali. Non c’è mai stata la volontà di mettere in difficoltà chi sperava in un’alternativa qui a Lecco. Mi piace ribadire che in questi mesi non si è lavorato sul nulla, ma sul trovare una quadra che consenta di governare insieme senza problema per i prossimi anni. Ringrazio la tenacia con cui Fratelli d’Italia ad ogni livello, dal circolo cittadino ai vertici nazionali, ha insistito per la mia candidatura, ritenendola un’occasione per la città ed uno strumento di unità per tutto il centrodestra su cui costruire il futuro.
Civica del sindaco? La farà?
Ho in mente di farla, sì. Ma vorrei ribadire che tutti coloro che vorranno partecipare alla costruzione di un percorso diverso da quello attuale, nelle modalità più intelligenti e utili, sono i benvenuti. Ci sono movimenti, persone ed esperienze che ritengo abbiano il loro posto dentro questa coalizione.
Se la sua corsa fosse un’impresa sportiva, quale sarebbe?
Il Lecco in B, senza dubbio.
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