Alpeggi in Valgerola, torna l’allarme lupi: «Situazione grave»

Nuovi attacchi in Valvedrano colpiscono il bestiame. Giovanni Ruffoni denuncia il rischio per la produzione del Bitto e la cura del territorio.

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Gerola Alta

Sugli alpeggi della Valgerola torna la preoccupazione per le predazioni alle bestie in alpeggio. A lanciane l’allarme è Giovanni Ruffoni, noto agente di polizia locale della Bassa Valle, che questa volta interviene nelle vesti di proprietario e conduttore dell’alpeggio di Valvedrano, sopra Laveggiolo, nel Comune di Gerola Alta. Nella notte tra il 26 e il 27 giugno, a circa 1.600 metri di quota, sono stati ritrovati i resti di un capretto e di una capra, mentre all’appello mancano altri due animali.

«Con ogni probabilità si tratta di una predazione da parte dei lupi» afferma Ruffoni, «pochi giorni prima erano state uccise dodici capre all’alpeggio di Valvarrone e altre tre a Trona». Un episodio che riporta alla mente quanto accaduto la scorsa estate. Tra agosto e settembre, infatti, sempre in Valvedrano, oltre venti capre erano state uccise in una serie di attacchi attribuiti ai lupi. Una situazione che, secondo Ruffoni, ha già avuto conseguenze pesanti. «Dopo quanto accaduto l’anno scorso, circa la metà degli allevatori che portavano le capre in alpeggio ha preferito lasciarle a valle per paura di nuove predazioni».

Il timore è che il fenomeno possa mettere seriamente in difficoltà la tradizionale attività d’alpeggio. «Se non si troverà una soluzione» prosegue, «gli allevatori non avranno più capre da monticare. Senza capre non si produce il Bitto, senza capre le montagne non vengono più curate e mantenute pulite. E quando non ci saranno più greggi, il rischio è che i lupi inizino ad attaccare anche le mandrie di bovini». Ruffoni non indica ricette, ma chiede risposte concrete. «Non so quali strumenti abbiano a disposizione le istituzioni, ma so che chi lavora dalle 4 del mattino alle 22, tutti i giorni dell’anno, non può continuare a subire danni così ingenti. La situazione è grave. Le alternative sono due: rinunciare agli alpeggi, con il conseguente abbandono della montagna, oppure continuare questa attività affrontando una battaglia sempre più difficile».

Già nell’estate del 2025 Ruffoni aveva denunciato la presenza stabile del predatore in Valvedrano. «I primi avvistamenti risalivano a luglio nella zona delle Foppe, poi ad agosto i lupi si erano avvicinati fino a circa 150 metri dalla baita dove si stava producendo il formaggio. Anche le guardie avevano confermato diversi passaggi».

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