Cronaca / Morbegno e bassa valle
Venerdì 26 Giugno 2026
Caso Molinari, ultima fase del processo: sentenza attesa il 25 settembre
Nuova udienza fiume al Tribunale di Sondrio per il procedimento sulla gestione dell’ex Provveditorato agli studi. Tra richieste di patteggiamento, memorie difensive e arringhe degli avvocati, il giudice Fabio Giorgi ha chiuso l’istruttoria: il 25 settembre deciderà sui riti abbreviati, sui patteggiamenti e sugli eventuali rinvii a giudizio degli imputati
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Altra udienza fiume, quella di oggi, in Tribunale a Sondrio per il “caso Molinari”, il procedimento apertosi il 13 giugno di due anni fa a Palazzo di Giustizia, in seguito all’inchiesta condotta dal Nucleo economico finanziario della Guardia di finanza del capoluogo sul mondo della scuola provinciale e sulla sua gestione da parte del direttore dell’ex provveditorato agli studi, Fabio Molinari.
L’imputato numero uno, ma non certo il solo, perché sono 33 in totale le persone chiamate a rispondere a vario di titolo di reati che vanno dal peculato, alla concussione, alla turbata libertà degli incanti e all’induzione indebita a dare o promettere utilità, per un totale di 168 capi di imputazione e di 108 parti offese delle quali, solo una, si è costituita parte civile, l’impiegata del Damiani 2 di Morbegno all’epoca dei fatti, Sabrina Paravicini, rappresentata dall’avvocato Valeria Morales Sosa. Che era in aula anche oggi con la sua assistita, al pari dei colleghi Francesca La Salvia e Diana Poletti difese di Maria Rita Carmenini, preside del Damiani 2 all’epoca dei fatti, Fabio Scinetti, difensore di Maria Pia Mollura, preside del comprensivo Paesi Orobici, sempre all’epoca dei fatti, Guido Della Frattina, difensore di Francesca Nera, chiamata in causa nel suo ruolo di addetto stampa del Provveditorato di Sondrio, sempre in quegli anni, e Matteo Faggioli e Andrea Ferrari difensori di Riccardo Prezioso e Andrea Taboni, giovani “reclutati” come stagisti.
Le difese di questi ultimi hanno chiesto di poter patteggiare e il pubblico ministero titolare del poderoso fascicolo, Giulia Alberti, non si è opposta, mentre la difesa di Francesca Nera ha depositato una memoria nella quale quest’ultima si difende nel merito asserendo di aver effettivamente svolto lei stessa il lavoro per cui era stata pagata. Mentre nel capo d’imputazione è scritto che avrebbe accettato, indotta da Fabio Molinari, di partecipare ad un bando in tema di comunicazione indetto dal comprensivo Paesi orobici di Sondrio nel 2019 e fatturato il relativo compenso di 3mila euro al posto di Gian Marco Pecis Cavagna, privo dei titoli necessari per accedere al bando pubblico. I
n pratica secondo l’accusa Nera avrebbe fatto da tramite, prestato il proprio nome per poter acquisire il lavoro e ottenere il compenso, poi eseguito da Pecis Cavagna. Secondo la difesa così, tuttavia, non è, per cui è stata chiesta l’assoluzione o in subordine la non punibilità per la particolare tenuità del fatto, tenuto conto, però, che il pm, nell’udienza del 20 maggio scorso, ha chiesto una condanna a due mesi e 20 giorni. Molto lunghe, invece, le arringhe delle difese degli ex presidi, Carmenini e Mollura, tenuto conto che i reati contestati alla prima sono ben 17 e cinque per la seconda.
Per Carmenini, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a tre anni già scontati per il ricorso al rito abbreviato e l’assoluzione per un capo d’imputazione perché il fatto non sussiste e per un altro perché il fatto non costituisce reato. Per Mollura invece la condanna chiesta è di due anni. Per entrambe le difese hanno presentato lunghe memorie e chiesto l’assoluzione. Carmenini in particolare si è detta estranea ai fatti in quanto le sue azioni sarebbero state solo la conseguenza delle direttive di Molinari ed ha sottolineato essere del tutto ignara dell’esistenza di una cassa privata, l’associazione Repetita iuvant, cui far pervenire soldi.
Nessuno degli imputati era in aula, stavolta, neppure Maria Rita Carmenini, che ha seguito quasi tutte le udienze, e non ha partecipato neppure il procuratore Piero Basilone. Collegato da remoto per parte dell’udienza, conclusasi alle 14, anche Stefano Di Pasquale, legale di Fabio Molinari.
Il giudice Fabio Giorgi ha ascoltato per due anni tutto quanto c’era da ascoltare e si esprimerà il 25 settembre prossimo sui riti abbreviati, sui patteggiamenti, sugli eventuali rinvii a giudizio di coloro che non hanno scelto riti alternativi fra cui i presidi Bruno Spechenhauser, Raimondo Antonazzo, Michele Muggeo.
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