Incidente sul lavoro a Cosio Valtellino, restano gravi le condizioni dell’operaio ferito

Suso Karamo, 36 anni, gambiano, stava pulendo un macchinario, che si è improvvisamente attivato. Indagano i carabinieri e Ats per chiarire le cause. L’uomo è ricoverato all’ospedale di Bergamo.

Cosio Valtellino

È ancora ricoverato in gravi condizioni, ma sembrerebbe fuori pericolo di vita Susso Karamo, gambiano di 36 anni residente a Traona, vittima giovedì mattina di un drammatico incidente sul lavoro a Cosio Valtellino. L’operaio stava pulendo un macchinario nel raviolificio Dei Cas, piccola azienda familiare di via don Guanella, quando il dispositivo si è improvvisamente attivato, intrappolandogli le braccia.

Il datore di lavoro e una collega sono riusciti a liberarlo e ad applicargli due lacci emostatici, un intervento che potrebbe avergli salvato la vita. All’arrivo dei soccorritori l’uomo era incosciente: è stato elitrasportato all’ospedale Papa Giovanni Xxiii di Bergamo, dove resta ricoverato in prognosi riservata. I medici si sono visti obbligati ad amputargli un braccio, mentre stanno cercando di salvare, almeno parzialmente, l’altro arto. Il giovane operaio è stato anche sottoposto a dialisi e ora sembra non essere più in pericolo di vita.

Il piccolo stabilimento in via Don Guanella ora è posto sotto sequestro per permettere le indagini dei carabinieri della Stazione di Morbegno e degli ispettori dell’Ats della Montagna, chiamati a chiarire l’esatta dinamica e soprattutto le cause del gravissimo infortunio sul lavoro. Fino alla sera di giovedì, alla presenza anche dei sostituti procuratori Giulia Alberti e Daniele Carli Ballola, sono stati effettuati rilievi e accertamenti e sono stati interrogati i colleghi dell’operaio presenti al momento dell’incidente.

Un incidente che risulta davvero difficile da spiegare.

«Mi sono trovato davanti una scena terribile, non avevo mai visto niente del genere in questi anni - afferma Roberto Curtoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (Rlst) di Cgil per il settore artigiano, che si è recato sul posto dopo l’infortunio di Susso Karamo -. Sono stato più di una volta al raviolificio Dei Cas, una piccola realtà artigiana abbastanza attenta alla sicurezza, e ho anche incontrato Susso, che viveva da tempo in Italia e parlava e comprendeva la lingua italiana, che nel suo caso non costituiva quindi una “barriera” come capita spesso».

Secondo le prime ricostruzioni, dopo aver terminato l’ultimo impasto della mattinata l’operaio stava pulendo il fondo del macchinario, che era spento. Improvvisamente, però, si sarebbe attivato intrappolandogli le braccia.

«Difficile dire come sia stato possibile - prosegue Curtoni - perché quando un’impastatrice è aperta non dovrebbe mai mettersi in azione. Ci sono dispositivi di sicurezza per impedire che questo accada».

«Potrebbe essersi trattato di un guasto, ma lo trovo abbastanza improbabile - ipotizza Enrico Dei Cas, Rlst dell’Artigianato per la Cisl - o di una “manomissione”, la rimozione delle protezioni. Io consiglio sempre di togliere la corrente quando si effettuano operazioni di questo tipo. Certo, se venisse accertato che le protezioni erano state rimosse, un controllo preventivo avrebbe potuto fare la differenza. Serve in generale maggiore attenzione alla formazione, intesa sia come addestramento che come cultura della sicurezza: formazione anche per i datori di lavoro».

Le riflessioni dei sindacati riguardano infatti una maggiore attenzione alle procedure e alla formazione, perché incidenti come questi non dovrebbero più capitare.

«Come sindacati insistiamo molto sulla formazione dei lavoratori - conclude Curtoni - e sul rispetto di procedure chiare, che spesso possono salvare vite».

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