Lupi in Val Gerola, a rischio la produzione di Bitto e Storico Ribelle

Segnalate diverse predazioni di capre negli alpeggi. L’allarme: «Così non si può rispettare il disciplinare della produzione del nostro formaggio»

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Gerola

Dopo il primo allarme lanciato la scorsa settimana da Giovanni Ruffoni, agente della Polizia locale della Bassa Valle, che aveva segnalato nuove predazioni in Val Vedrano, sopra Laveggiolo, dove il figlio alleva bestiame, la preoccupazione cresce tra gli alpeggi della Valgerola. A intervenire questa volta sono direttamente i caricatori d’alpe, che denunciano una situazione sempre più critica e parlano di probabili attacchi del lupo, con pesanti conseguenze non solo per gli allevamenti, ma anche per due produzioni simbolo del territorio: il Bitto e lo Storico Ribelle.

Secondo gli allevatori, tutto è iniziato nell’estate dello scorso anno con l’avvistamento di un giovane esemplare nella zona dell’alpeggio Val Vedrano. A distanza di poche settimane sono arrivate le prime predazioni di capre, mentre dall’inizio dell’attuale stagione estiva gli episodi si sarebbero moltiplicati tra gli alpeggi di Val Vedrano e Trona Vaga, nel territorio di Gerola Alta, e in alta Val Varrone, nel confinante comune di Premana.

«Queste predazioni mettono a rischio la produzione dello Storico Ribelle, il cui disciplinare prevede obbligatoriamente l’impiego di latte di capra, ma anche quella del Bitto prodotto ancora a latte misto» - spiegano i caricatori. Già quest’anno, osservano, il numero di capre e pecore portate in alpeggio è diminuito perché molti allevatori non intendono correre il rischio di perdere gli animali. «Oggi vengono attaccate le capre, domani potrebbero toccare alle vacche. A quel punto tanto varrebbe rinunciare alla monticazione». Gli allevatori non nascondono il proprio scoraggiamento. Pur ribadendo di comprendere l’importanza della tutela della fauna selvatica e della biodiversità, chiedono che venga riconosciuto il valore del loro lavoro. «Manteniamo vivo il territorio attraverso il pascolo in alta montagna e a custodire produzioni. Se dovessimo rinunciare alle capre, perderemmo un elemento fondamentale che rende unici i nostri formaggi». Da qui l’appello agli enti competenti. «Recinzioni e cani da guardiania sono utili, ma non bastano in un territorio vasto, impervio e molto frequentato anche dai turisti». Tra le proposte figurano un monitoraggio più puntuale degli esemplari, sistemi di allerta per la popolazione e interventi di contenimento compatibili con la tutela della specie. Il timore è che senza risposte rapide si possa assistere a un progressivo abbandono degli alpeggi. s.ghe.

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