Cronaca / Morbegno e bassa valle
Giovedì 05 Novembre 2026
Morbegno, il Punto di primo intervento chiude di notte. Asst chiarisce: «L’assistenza è garantita».
Dopo le polemiche, l’azienda sanitaria precisa come funzionerà il servizio dal 1° dicembre: presidio aperto dalle 8 alle 20, di notte emergenze affidate al 112 e ai mezzi di soccorso territoriali.
Lettura 2 min.Dodici ore di apertura, altre dodici affidate a un’organizzazione diversa dell’emergenza sanitaria. È questo il nuovo assetto del Punto di primo intervento dell’ospedale di Morbegno, destinato a diventare operativo dalle 8 alle 20 a partire dal prossimo 1° dicembre. Una decisione che ha acceso il confronto in Bassa Valtellina e che, dopo le proteste e le preoccupazioni espresse da cittadini, forze politiche e organizzazioni sindacali, ora Asst Valtellina e Alto Lario prova a spiegare nel dettaglio.
Il messaggio dell’azienda sanitaria è chiaro: la chiusura notturna del presidio non significa interrompere l’assistenza. Cambia, piuttosto, il modo in cui i cittadini dovranno accedere alle cure tra le 20 e le 8 del mattino. Una precisazione che punta a rassicurare la popolazione, ma che non sembra sufficiente a spegnere le contestazioni.
La mobilitazione è già entrata nel dibattito pubblico. È stata lanciata una petizione online, dal titolo «Diciamo no alla chiusura notturna del Punto di primo intervento di Morbegno», mentre sui social è circolato l’appello a organizzare una manifestazione davanti all’ospedale. Il Comitato Salviamo la nostra sanità e diversi esponenti politici hanno richiamato l’attenzione sulle caratteristiche di un territorio montano, dove le distanze dai principali ospedali e le difficoltà negli spostamenti, soprattutto durante l’inverno, rappresentano un elemento tutt’altro che secondario.
Al centro della contestazione c’è soprattutto un dato: le 2.318 persone che nel 2025 si sono rivolte al Ppi durante la notte. Poco più di sei accessi per turno, secondo i numeri diffusi da Asst. Per l’azienda si tratta prevalentemente di situazioni a bassa o media complessità, che possono trovare risposta attraverso un’organizzazione territoriale differente. Per i contrari alla riorganizzazione, invece, sono oltre duemila richieste di assistenza che oggi trovano una risposta in un luogo fisico e che rischiano di non avere più lo stesso riferimento.
La questione è arrivata anche in consiglio comunale, dove il nuovo modello ha alimentato un confronto tra chi sostiene la necessità di rafforzare il soccorso territoriale e chi teme che il potenziamento dell’automedica finisca per coincidere con la perdita di un servizio di prossimità. Le organizzazioni sindacali hanno a loro volta espresso contrarietà, chiedendo chiarimenti sulle ricadute per i lavoratori e sui motivi della decisione. Anche dopo l’incontro del 2 novembre con la direzione di Asst, Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito la richiesta di mantenere operativo il presidio anche durante la notte.
La posizione di Asst si fonda sull’analisi dei dati di attività. Nel corso del 2025 il Punto di primo intervento ha registrato complessivamente 11.738 accessi, dei quali 2.318 nella fascia notturna, pari a circa il 20 per cento del totale. L’azienda sottolinea come la maggior parte delle richieste notturne riguardi problematiche di bassa o media complessità, mentre le condizioni più gravi – infarti, ictus, insufficienze respiratorie importanti e traumi maggiori – richiedono un intervento immediato del sistema di emergenza territoriale e, quando necessario, il trasferimento verso strutture ospedaliere dotate delle competenze specialistiche adeguate.
È proprio su questo principio che si basa la riorganizzazione. Durante la notte, in presenza di un’emergenza, il cittadino dovrà chiamare il 112. Sarà la centrale operativa a valutare la situazione e ad attivare il mezzo più appropriato, compresa l’automedica presente sul territorio di Morbegno. Il personale sanitario valuterà direttamente le condizioni del paziente, stabilendo anche l’eventuale necessità di un trasporto in ospedale.
Diverso il percorso per i problemi di salute che non presentano carattere di emergenza. In questi casi sarà disponibile il numero 116117 della Continuità assistenziale, attraverso il quale ottenere una consulenza telefonica e indicazioni sulle modalità di assistenza.
«Siamo consapevoli che ogni cambiamento nell’organizzazione dei servizi sanitari, soprattutto quando riguarda un presidio di riferimento per il territorio, possa generare preoccupazione tra i cittadini», spiega la direttrice generale Ida Ramponi. La dirigente insiste sulla necessità di distinguere la modifica degli orari dalla garanzia dell’assistenza: «L’assistenza continua a essere garantita anche durante la notte, attraverso una diversa organizzazione dei servizi». L’obiettivo, aggiunge, è fare in modo che soprattutto nelle situazioni più gravi il soccorso raggiunga il paziente nel minor tempo possibile e lo indirizzi verso la struttura più appropriata.
Asst ribadisce che il nuovo assetto non lascia scoperta la fascia notturna. I cittadini chiedono però garanzie concrete sulla sua efficacia, sui tempi di intervento e sulla capacità della rete territoriale di assorbire tutte le richieste.
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