Morbegno, Mostra del Bitto da tutto esaurito: migliaia di visitatori per la 119ª edizione

Sole e grande partecipazione per la festa delle eccellenze agroalimentari valtellinesi. Al centro il Bitto e il lavoro di allevatori e casari, con l’appello a sostenere l’agricoltura di montagna e garantire un futuro ai giovani alpeggiatori.

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Morbegno

Si dice che il sole baci i belli. Ieri a Morbegno il sole splendeva e la Mostra del Bitto era bellissima, quindi baciata sin dalle prime ore di mattina dai tanti visitatori che hanno invaso le vie e le piazze della cittadina della Bassa Valle per la 119esima edizione della più longeva e famosa manifestazione di settore della nostra provincia. Ieri mattina l’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità e del comitato organizzatore presieduto dalla Comunità montana nel cuore di piazza Sant’Antonio, che quest’anno è tornata a essere ancora più protagonista della due giorni (ieri e oggi) dedicata alle eccellenze agroalimentari valtellinesi.

In questo fine settimana Morbegno si veste a festa indossando il suo abito migliore. Stand, esposizioni, degustazioni, giochi anche oggi trasformeranno il tranquillo centro abitato in una vivida esposizione a cielo aperto, moltiplicando le presenze di migliaia di persone. Protagonista indiscusso è il Bitto, pezzo pregiato della produzione lattiero casearia provinciale, insieme agli altri formaggi tipici, agli allevatori, ai casari e ai produttori. Sono loro che fanno arrivare sulle nostre tavole le forme di Bitto, Valtellina Casera, Scimudin e Latteria dopo le stagioni in alpeggio e il resto dell’anno nelle stalle. «Il valore del Bitto comincia da chi lavora ogni giorno negli allevamenti e sugli alpeggi, mantenendo viva l’agricoltura di montagna – ha detto il presidente di Coldiretti Sondrio Sandro Bambini- . La Mostra dà visibilità alle imprese agricole valtellinesi, al loro lavoro e al legame tra produzioni e territorio. Dietro ogni forma ci sono competenze tramandate, cura degli animali e presidio dei pascoli.

Un patrimonio che ha bisogno di prospettive concrete per le aziende e per i giovani che scelgono di continuare a fare agricoltura in montagna». Una mostra non solamente cittadina, ma di respiro regionale come ha ricordato l’assessore regionale alla Montagna, Massimo Sertori. «Gli organizzatori hanno deciso di organizzarla proprio nella piazza ant’Antonio dove convergevano dalle Valli, dove le persone si contaminavano e raccontavano ognuno la propria esperienza - ha affermato Sertori -. 119 anni fa non c’era Whatsapp, quindi si tramandavano le tradizioni e le esperienze anche lavorative nel luogo dove ci si incontrava, questo è un elemento positivo. Il nostro formaggio ormai è conosciuto in Italia e nel mondo ci ha aiutato anche nelle Olimpiadi per farlo conoscere». Onori e oneri per una produzione non esente da criticità. «Naturalmente ci sono una serie di temi economici che sono importanti ed è giusto che con i soldi delle dighe si debbano aiutare gli alpeggi, ci impegneremo a farlo. Fare l’alpeggiatore è faticoso, impegnativo e chi lo fa ci mette passione e deve essere sostento». Quindi la citazione di Celentano. «La sua canzone Serafino parla di un alpeggiatore andato in città dove ha avuto delusioni, per poi tornare in alpeggio nella casa più bella del mondo che soffitti e pareti non ha. Trasmettiamo allora l’emozione che si può vivere nei nostri alpeggi, nei nostri territori straordinari. Se riusciamo a contagiare anche chi vive in città, chissà, magari verranno a trovarci per assaggiare il burro, il formaggio in quota per vivere davvero un’emozione nuova». Il primo assaggio per placare l’acquolina è alla Mostra del Bitto.

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