Regoledo, la comunità ricorda don Malgesini a sei anni dalla morte

Chiesa di Sant’Ambrogio gremita per la celebrazione in memoria del sacerdote ucciso a Como nel 2020. Il vicario generale Salvadori ha letto l’omelia del cardinale Cantoni: «Impariamo dal suo sacrificio l’arte del dono di noi stessi».

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Cosio Valtellino

La chiesa di Sant’Ambrogio colma di gente per don Roberto Malgesini. La sua Regoledo martedì sera non ha voluto mancare alla celebrazione eucaristica nel sesto anniversario della morte del sacerdote originario di Cosio Valtellino e ucciso a Como il 15 settembre 2020. Dopo sei anni, il suo paese natio ha ricordato con affetto e devozione una figura che ha lasciato un segno profondo nella comunità. In assenza del cardinale Oscar Cantoni, distante per motivi di salute, a presiedere la celebrazione è stato monsignor Ivan Salvadori, vicario generale, che ha condiviso la predica del vescovo di Como. Le parole del cardinale hanno rimarcato lo stretto legame con la Valtellina nella giornata in cui molte comunità nella diocesi hanno ricordato don Roberto, «sperimentano viva la sua presenza». E proprio a Regoledo, «Qui, in questa terra, nella sua famiglia, all’ interno della vostra comunità parrocchiale, don Roberto ha imparato i primi rudimenti della fede, ha appreso a conoscere il Signore Gesù e il suo vangelo e quindi ha deciso di seguirlo. Voi ne siete giustamente fieri, anche se, nello stesso tempo, vi assumete l’onere di continuare a vivere da cristiani, così da trasmettere questo incomparabile dono alle generazioni future. Se don Roberto è stato un pastore profondamente trasformato dallo Spirito Santo occorre riconoscere la sua presenza attiva, la sua forza trasformante anche oggi tra voi».

Il vescovo di Como ha voluto sottolineare come nessuno si improvvisa capace di dono, di solidarietà con tutti, ma «Tutto questo è frutto dell’opera trasformatrice dell’azione della grazia, che regala a coloro che glielo chiedono con preghiera assidua». Don Roberto ha accettato di annunciare l’amore di Dio ai poveri e ai diseredati attraverso il libero e totale dono di sé. Un esempio, il suo, da seguire. «Possiamo imparare anche noi dal sacrificio pasquale di don Roberto l’arte del dono di noi stessi, mettendoci tutti alla sua scuola. Acquisteremo una forza attrattiva così da aiutare le persone a comprendere cosa significa credere in Dio, quale modello di società ci proponiamo di costruire seguendo Gesù, a servizio dell’umanità».

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