Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 20 Maggio 2026
Caso Molinari: richieste pesantissime per l’ex dirigente scolastico e presidi
Il pubblico ministero ha chiesto oltre sette anni di carcere per Fabio Molinari, ex direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Sondrio, e pene più contenute per le due presidi coinvolte che hanno scelto il rito abbreviato. Condanne richieste anche per altri due imputati.
Lettura 3 min.Sondrio
Dopo una requisitoria durata più di due ore, nella quale il pubblico ministero del “caso Molinari”, Giulia Alberti, si è soffermata su tutti i singoli capi d’imputazione che riguardavano gli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, gli “assi” sono stati calati. E anche pesantemente, perché le richieste di condanna non sono di poco conto soprattutto per Fabio Molinari, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Sondrio all’epoca dei fatti, e per le due presidi coinvolte e che hanno chiesto l’abbreviato, Maria Rita Carmenini, all’epoca, era il 2020, dirigente del Damiani 2 di Morbegno, e Maria Pia Mollura, all’epoca dirigente del comprensivo Paesi orobici di Sondrio e oggi in pensione.
Ben 91 i reati contestati a Molinari per le fattispecie di peculato, concussione, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità e per i quali il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 10 anni e sei mesi complessivi che, con la riduzione di un terzo prevista per il rito abbreviato scendo a sette.
Conteggiati su una pena base di sei anni, scontata di due per le attenuanti generiche ricosciutegli, ovvero il fatto di essere incensurato e di trovarsi in una situazione di fragilità psicologica anche se, ha precisato il pm «come ha confermato il perito che ha eseguito la perizia psichiatrica, non vi era una infermità che ha inciso sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato», maggiorata di un mese per ogni reato commesso in continuazione. Questo significa aggiungere sei anni e sei mesi ai quattro di base. Assolto, invece, Molinari, per un capo d’imputazione, perché il fatto non sussiste, mentre per due capi il reato si è estinto per prescrizione. Richiesta cui si è opposto il legale di Molinari, Stefano Di Pasquale che, pure, ha tenuto un’arringa di quasi 1,5 ore, sempre a porte chiuse.
Pari a tre anni scontati per il ricorso al rito abbreviato, invece, la condanna richiesta per Maria Rita Carmenini, presente in aula al fianco dell’avvocato Francesca La Salvia, per la quale è stata chiesta la condanna per 17 reati, l’assoluzione per un capo d’imputazione perché il fatto non sussiste e per un secondo in quanto non costituisce reato. Anche per Carmenini la pena base era di sei anni ridotta di due per le attenuanti generiche, ovvero per il ruolo subordinato a Molinari e per esigenze di adeguamento della pena alla gravità dei fatti e poi aumentata di quattro anni e sei mesi per la continuazione. Di fatto la richiesta scontata è di tre anni, mentre è di due per Maria Pia Mollura, per la quale è stata chiesta la condanna per cinque capi di imputazione, richiesta partita da una pena base di quattro anni, ridotti di 2,2 per le attenuanti generiche e aumentata di tre per la continuazione.
Chieste infine, sempre dal pm, condanne a due mesi e 20 giorni sia per Francesca Nera, 42 anni, di Sondrio, all’epoca all’ufficio stampa del Provveditorato, accusata di aver partecipato a un bando dei Paesi orobici in tema di comunicazione invece di un’altra persona che non aveva i titoli per farlo, fatturando anche il relativo compenso al posto del giovane privo dei titoli, sia per Stefano Marchetti, 32 anni, origini sondriesi, accusato di aver versato 500 euro all’associazione Repetita Iuvant in cambio dell’assegnazione di un premio per persone meritevoli erogato dal comprensivo Paesi orobici di Sondrio.
Sarà il giudice per le udienza preliminari, Fabio Giorgi, a decidere nel merito nell’udienza ultima del 25 settembre prossimo. Il 26 giugno, invece, interverranno in aula le difese di Maria Rita Carmenini e Francesca Nera che oggi non hanno replicato .
Un’udienza fiume, apertasi alle 9.30 con una prima parte dedicata al rifacimento di quella del 15 aprile scorso, nella quale si erano valutate le posizioni di tutti gli imputati che non hanno chiesto riti alternativi, fra cui i presidi all’epoca dei fatti Bruno Spechenhauser, dell’Alberti di Bormio, Raimondo Antonazzo, del comprensivo di Ponte in Valtellina, e Michele Muggeo, del Centro provinciale istruzione adulti. Un’udienza fotocopia della precedente, rifatta perché dichiarata nulla per un vizio procedurale e finita con la richiesta di rinvio a giudizio per sette degli otto imputati, fra cui i tre presidi.
Poi, il la alla seconda parte con la requisitoria del pubblico ministero, sempre affiancato da Piero Basilone, procuratore della Repubblica di Sondrio, sui riti abbreviati, cui ha fatto seguito l’intervento di Valeria Morales Sosa, avvocato di parte civile, l’unica costituitasi nella persona di Cristina Paravicini, impiegata del Damiani 2 all’epoca dei fatti, e le arringe di Maurizio Carrara, avvocato di Stefano Marchetti, e di Stefano Di Pasquale, difensore di Fabio Molinari.
Una lunga arringa, la sua, nella quale «ho sviluppato argomentazioni difensive che hanno portato a richieste assolutorie – ha detto - dopodiché sarà il giudice, sulla base del compendio probatorio in atti e della valutazione che farà dopo questo lungo iter processuale, a prendere la sua decisione».
Decisa ad andare fino in fondo la parte civile.
«Il pubblico ministero ha ben argomentato ed è stata molto dettagliata e precisa – ha detto Valeria Morales Sosa -. Noi ci siamo associati alla richiesta del pm, sia per Molinari sia per Carmenini anche se la difesa di quest’ultima non si è ancora espressa. Quando alla difesa di Molinari ha definito la condotta del suo cliente pasticciata e inopportuna, ma non costituente reato. Noi la vediamo in modo ben diverso. Quello che ha subito la mia cliente in termini di pressioni e minaccia lo abbiamo esplicitato nella costituzione di parte civile e anche oggi per cui siamo fiduciosi rispetto al fatto che abbia diritto anche ad un risarcimento del danno».
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