Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 26 Marzo 2026
«C’è troppa burocrazia»: E “B.Est” non si farà più
Doccia fredda per gli amanti della musica: lo storico festival “B.Est” di Berbenno non tornerà quest’anno. Alla base della decisione degli organizzatori ci sono diverse motivazioni: norme complesse, costi elevati, difficoltà logistiche e pochi volontari.
Berbenno di Valtellina
Cala il sipario sul B.Est. Arriva come acqua gelata sulla primavera da poco iniziata la – pessima – notizia sul festival di Berbenno. La bella stagione valtellinese per la musica è scandita da appuntamenti fissi, quelli da non perdere. Uno di questi è il B.Est rock festival che si affianca al Morborock, al Rock and Rodes, all’Andalo rock. L’associazione culturale B.Love dal 2014 è in cabina di regia della manifestazione con il suo direttivo guidato da Gianluigi Del Molino, con lui Filippo Della Fonte, Ilaria Merlo, Daniela Corlatti e Veronica Giordani. Una piccola grande realtà associativa che, a ragion veduta, miete consensi ad ampio raggio da tempo e che quest’anno è costretta a malincuore a gettare la spugna. Sono diverse le ragioni che hanno pesato su una scelta non facile. Quattro i macigni che hanno schiacciato il B.Est. Innanzitutto il quadro normativo. «Le regole che disciplinano gli eventi di pubblico spettacolo sono diventate sempre più complesse – spiegano –. Le interpretazioni delle norme cambiano nel tempo e in base ai punti di vista, rendendo impossibile pianificare con serenità un evento che richiede mesi di lavoro. È difficile programmare un evento quando obblighi e procedure vengono applicati in modo diverso a seconda delle situazioni e delle interpretazioni, creando disparità che rendono ancora più complesso il nostro lavoro». E ancora: «Le norme sulla sicurezza dovrebbero essere un modo per aiutare e garantire un evento realmente sicuro, e non un elenco di adempimenti da spuntare. Altrimenti ci si trova a gestire un carico sempre maggiore di scartoffie, senza un reale incremento della sicurezza». Quindi l’aumento significativo di adempimenti e costi: «Tra obblighi formativi, adeguamenti tecnici, procedure fiscali e costi logistici in crescita, l’organizzazione del festival ha raggiunto un livello di complessità non più sostenibile. Poi la possibilità di ottenere sovvenzioni da enti e fondazioni è sempre incerta, e, paradossalmente, ci impedisce di crescere: la maggior parte degli enti eroga fondi solo se l’evento chiude il bilancio in perdita, scoraggiando di fatto una gestione virtuosa e sostenibile». Non si scorda l’edizione 2025 particolarmente gravosa: «L’ultima edizione è stata segnata da pressioni, ostacoli e condizioni estreme che hanno richiesto un impegno straordinario. Pur avendo superato ogni difficoltà con professionalità, non possiamo ignorare che l’insieme di questi fattori ha reso l’esperienza emotivamente e fisicamente logorante». E infine la logistica, un’area non attrezzata dove organizzare l’evento. «Ogni anno costruiamo tutto da zero in un prato: non c’è corrente, non c’è acqua, non esiste una piattaforma in cemento su cui appoggiarsi. La cucina viene realizzata interamente sul terreno, creando un pavimento con bancali e tavole di legno; non esiste una zona coperta e dobbiamo allestire una tensostruttura; i magazzini sono lontani e richiedono continui spostamenti di materiali». Non da ultimo la diminuzione di volontari. «A loro va il nostro ringraziamento più sincero». Per tutto questo il B. Est quest’anno salta. «Non possiamo più garantire un evento all’altezza dei nostri standard e dei valori in cui crediamo. Resta l’amore per la musica, per la cultura e per lo stare bene insieme. E chissà, qualcosa potrebbe ancora succedere» – chiude, con una speranza ridotta a lumicino, il direttivo.
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