Liriche in dialetto per andare oltre le barriere della disabilità

Il poeta Paolo Piani celebra SpaH, il centro gestito dalla Fondazione Albosaggia dal 2014

Albosaggia

Dialetto, poesia e disabilità: tre parole che è difficile che camminino insieme. E che invece, ad Albosaggia, si sono incontrate - ben mixate - dando vita a un racconto potente e inatteso. Non nasce in una sala convegni né tra documenti progettuali, ma tra i versi di una poesia. È così che il 2026 si è aperto alla Casa di SpaH, con un dono che non ha il valore della carta o del mattone, ma quello, più profondo, «della parola che sa farsi comunità», come si spiega in una nota della Fondazione Albosaggia, che dal 2014 ha attivato SpaH, servizio rivolto a giovani disabili.

A firmare questo regalo è stato Paolo Piani, tra i più riconosciuti poeti dialettali valtellinesi, che ha scelto di raccontare SpaH non come servizio, ma come esperienza umana. La sua poesia, significativamente intitolata “SPA H”, utilizza il dialetto per dare voce a ciò che spesso resta sotto traccia: le paure, le speranze, le notti insonni delle famiglie con figli con disabilità e il desiderio, universale, di un futuro possibile. Testualmente scrive Piani in dialetto “busacc”: «Àa i genitóri, de nòc’ i ghè la fa a posàa, i stà ca pü còi óc’ sbarlatàac’ a pensàa: dopo de nùu, còma la sarà la sùa strada». «Il centro del racconto non è solo la disabilità, ma il “dopo di noi”, tema cruciale e delicato» sottolineano dalla Fondazione. Nei versi di Piani emergono con forza le domande dei genitori. Il dialetto, lingua della verità quotidiana, restituisce dunque autenticità a un interrogativo che non è teorico, ma assai concreto. La nuova Casa di SpaH, inaugurata la primavera scorsa, diventa allora il cuore simbolico della poesia: non un edificio, ma uno spazio di passaggio, dove si impara a vivere, a condividere, a diventare autonomi: «La SpaH... l’è stàc’ par cérti famigli òl pusé bèl regàal de la Befana, Faraóst, Pasqua e Natàal!». Appartamenti, luoghi di socialità, relazioni educative: tutto concorre a costruire «un’idea di vita adulta possibile anche per chi convive con una fragilità». Nei versi, SpaH è descritta come un’opera collettiva, frutto di visione, impegno e corresponsabilità, «capace di cambiare la quotidianità dei ragazzi e di alleggerire il peso che grava sulle famiglie». La poesia racconta sorrisi che si accendono, ragazzi che imparano a “volare con le proprie ali”, adulti che trovano un orizzonte meno incerto. Non c’è pietismo, ma rispetto. Scritta in dialetto e tradotta per una più ampia fruizione, la poesia sottolinea anche il valore della visione condivisa: «La gratitudine verso il sindaco Graziano Murada - proseguono nella nota - e verso tutti coloro che hanno reso possibile questa realtà. Un elogio che va oltre la forma, e tocca direttamente il cuore di chi crede che la comunità sia protagonista della propria crescita». La Fondazione Albosaggia e l’équipe di SpaH «ringraziano Paolo Piani per una poesia che è anche un atto civile: perché quando il dialetto incontra la disabilità e si fa poesia, può nascere una nuova idea di casa». La poesia completa, in dialetto e in traduzione, è disponibile al link https://bit.ly/poesiaSpaH.

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