Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 06 Ottobre 2026
Sondrio, aggressione al Gombaro: «Parzialmente incapace di intendere e di volere»
La perizia psichiatrica su Onsin Delly Koffi, accusato del tentato omicidio di una 54enne aggredita al Gombaro, rileva una semi-infermità mentale: è in grado di affrontare il processo ma resta socialmente pericoloso senza cure.
Lettura 2 min.Sondrio
Si è chiuso questa mattina l’incidente probatorio per la discussione della perizia psichiatrica chiesta dal pubblico ministero, Stefano Latorre, ed eseguita dalla perita Rossana Eugenia Botti, sull’autore della pesante aggressione del 3 aprile scorso ai danni di una 54enne residente a Sondrio anche se originaria di Tirano, Doriana, inerme e ignara vittima di un pestaggio a colpi di sassi avvenuto in zona Gombaro per mano di Onsin Delly Koffi, 37 anni, originario del Congo, a Sondrio come richiedente asilo, e oggi detenuto nel carcere di Monza con l’accusa di tentato omicidio. In aula, a palazzo di giustizia in via Mazzini, ieri mattina, è giunto anche lui, affiancato dal suo avvocato di fiducia, Marcello Caci, del foro di Sondrio, prima assegnatogli d’ufficio, poi scelto per sostenerne la difesa.
Non facile, è indubbio, stante la situazione, ma l’avvocato Caci svolge il proprio incarico con la consueta perizia e professionalità come tutte le parti del procedimento in essere. Il giudice, Antonio De Rosa, il pm Stefano Latorre e i legali della vittima, le avvocatesse socie del Soroptimist club Monza Laura Annoni, Lidia Levantino e Simona Pederzoli. In aula, ieri mattina, rappresentate dall’avvocatessa Alessandra Battaglia. Solo l’avvocato dell’aggressore, però, è intervenuto ponendo alcuni quesiti alla dottoressa Botti, mentre pubblico ministero e parte civile si sono conformati agli esiti della perizia, richiesta, ricordiamolo, da Stefano Latorre.
«La perizia, che avrei chiesto io stesso se non l’avesse fatto prima il dottor Latorre – dice l’avvocato Caci – è stata voluta per valutare tre aspetti, cioè se il mio assistito fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, se sia in grado di prendere parte coscientemente al processo e se sia socialmente pericoloso. Ebbene, è emersa una semi infermità mentale all’epoca dei fatti, un vizio parziale, che, da solo, non giustifica il fatto di non andare a processo. Secondo la perizia è anche in grado di stare al processo ed è pericoloso socialmente se non si provvede alla cura della schizofrenia cui è affetto». Le cure, invero, sono state subito approntate in carcere a Monza, dove era stato destinato dal giudice che ne ha convalidato l’arresto proprio perché dotato di un reparto in grado di prendere in carico queste situazioni, ed ora l’uomo appare più tranquillo di un tempo, per così dire, in gergo psichiatrico, compensato. Non ricorda l’accaduto, così come non lo ricorda la vittima, che aveva riportato una doppia frattura alla mandibola tale da richiedere un delicato intervento chirurgico, una degenza ospedaliera di più giorni e una lunga convalescenza. «Ero perplesso sul vizio parziale di mente – dice l’avvocato Caci -, perché secondo me il fatto di essersi avventato su una donna del tutto sconosciuta fa propendere per una totale infermità, però, così recita la perizia per cui occorre attenersi». Il giudice ha quindi disposto il rinvio del fascicolo al pubblico ministero perché valuti per la richiesta di rinvio a giudizio. E’ pressoché pacifico che verrà presentata e che al processo si arrivi, rispondendo, sul piano giuridico, ad una vicenda che ha fortemente scosso, oltre, è pacifico, la diretta interessata e la sua famiglia, tutta l’opinione pubblica sondriese e provinciale.
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