Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 19 Marzo 2026
Sondrio piange Umberto Bossi: il ricordo nelle parole degli amministratori
Assessori e sindaci locali ripercorrono l’eredità politica e umana del fondatore della Lega, scomparso a 84 anni. Un ricordo tra impegno e autonomia.
Sondrio
La notizia si è diffusa nella serata di giovedì come un fulmine, attraversando la provincia di Sondrio e lasciando dietro di sé sgomento e silenzio: Umberto Bossi non c’è più. Il “Senatùr”, fondatore della Lega Nord e protagonista indiscusso della politica italiana degli ultimi decenni, se ne va lasciando un segno profondo, umano prima ancora che politico, capace di attraversare generazioni e territori.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati nelle ore successive, a testimonianza di un’eredità che va oltre l’appartenenza partitica e che affonda le radici nella storia recente del Paese. Tra i primi a intervenire, l’assessore regionale Massimo Sertori, che ha voluto ricordare Bossi con parole cariche di riconoscenza: «Ciao Capo, mi mancano le parole, posso solo dirti grazie». Un ringraziamento che si declina su più livelli: dalla coscienza politica data al Nord fino all’insegnamento della perseveranza e del valore degli affetti. «Ci hai dato un sogno» ha aggiunto Sertori, sottolineando quanto la figura di Bossi abbia inciso anche sulle scelte personali e politiche di molti amministratori.
A Sondrio, il ricordo si intreccia profondamente con la storia politica locale. Maurizio Piasini, assessore comunale, parla di «una notizia arrivata come un macigno», rievocando gli anni delle prime campagne elettorali, fatte «con le scarpe da ginnastica», tra volantini distribuiti casa per casa e manifesti affissi di notte. «Bossi è Bossi», sintetizza, riconoscendogli il merito di aver dato voce e dignità al Nord e di aver costruito un modo di fare politica diretto, radicato nei territori.
Ancora più personale e articolato il messaggio del sindaco di Piuro, Omar Iacomella, che ripercorre il significato politico e umano del fondatore della Lega. «Se ne va l’uomo che ci ha insegnato a stare a testa alta» scrive, ricordando le battaglie per l’autonomia e la difesa delle risorse del territorio, dall’idroelettrico all’identità delle comunità montane. Un’eredità che, sottolinea, ha portato i territori «nei palazzi di Roma» per rivendicare diritti e dignità. Iacomella evidenzia anche la forza dimostrata negli anni della malattia: «Sei rimasto un combattente indomabile», trasformando la sofferenza in un ulteriore insegnamento di tenacia e coerenza.
Più essenziale, ma non meno intenso, il saluto dell’ex leghista Ugo Parolo: «Per adesso solo lacrime. Ciao Umberto». Parole semplici che riassumono il sentimento diffuso di smarrimento e dolore che attraversa queste ore.
Accanto alle istituzioni, emergono con forza le voci di chi ha mosso i primi passi nella politica proprio grazie a Bossi. Tiziano Fistolera, ex coordinatore dei Giovani padani, ricorda «la scintilla diventata passione», sottolineando come l’impegno politico sia stato percepito, grazie a lui, come qualcosa di «vivo, vero, che si sente dentro». Un’eredità fatta di idee, ma anche di metodo: crederci fino in fondo, metterci la faccia, non arretrare nemmeno nelle difficoltà.
Non mancano i messaggi più brevi ma altrettanto significativi, come «A Dio guerriero» di Silvia Marsetti, o la riflessione di Andrea Mostachetti, che riconosce a Bossi il merito di aver reso i territori protagonisti delle scelte politiche nazionali, trasformando la Lega in un contenitore delle istanze autonomiste e aprendo una nuova stagione politica. Un percorso che, secondo molti, oggi impone una responsabilità ulteriore a chi ne raccoglie il testimone.
Parole di cordoglio anche dai rappresentanti di diverse forze politiche. «Al di là delle appartenenze politiche rimane e rimarrà un uomo che ha cambiato il rapporto tra lo Stato e i territori» le parole di Francesco Romualdi, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia.
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