Tentata truffa, disposto l’obbligo di dimora per il 54enne di Torino

Obbligo di dimora per l’uomo che ha cercato di truffare una novantenne a Sondrio ed è stato fermato dal figlio e dagli agenti intervenuti. Nel pomeriggio di oggi l’indagato ha già lasciato la cella della casa circondariale del capoluogo valtellinese dove era stato rinchiuso

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Sondrio

È davvero soddisfatto il legale dell’uomo di 54 anni di Torino che, martedì scorso, è stato arrestato dagli agenti della Squadra volante della questura di via Sauro per tentata truffa ai danni di una novantenne: nel pomeriggio di oggi, infatti, l’indagato ha già potuto lasciare la cella della casa circondariale del capoluogo valtellinese dove era stato rinchiuso.

«Il giudice Fabio Giorgi – spiega infatti l’avvocato Olga Maria De Cesare del Foro di Torino – gli ha concesso l’obbligo di dimora nella città in cui risiede. Dopo avere sciolto la riserva, successiva all’avvenuta convalida del suo fermo».

Nella mattinata di oggi, nell’aula 12 del Palazzo di giustizia, alle 9 si è tenuta l’udienza, iniziata con un baciamano da parte del torinese Massimiliano Leo, con alle spalle alcuni precedenti legati a raggiri online, un signorile baciamano con inchino alla vista del suo avvocato di fiducia, come gesto di antica gentilezza verso il gentil sesso.

«Lui è fatto così – afferma l’avvocato piemontese –. Non è un criminale, ma una persona colta, diplomato al Liceo classico e al quale mancavano pochissimi esami per laurearsi in filosofia. Quando l’ho chiamato in carcere, giovedì, per concordare un minimo di linea difensiva con lui, era a leggere un testo impegnativo nella biblioteca del penitenziario sondriese. Ha commesso una grossa sciocchezza, ma in fondo non è cattivo e si è già pentito di quanto ha fatto. Il Pm Giulia Alberti ha chiesto per lui la concessione degli arresti domiciliari, ma non avendo un’abitazione dove poter essere accolto il giudice, mostrando grande umanità e comprensione, gli ha dato la misura cautelare poco afflittiva dell’obbligo di dimora. Nel mio intervento avevo chiesto la revoca della carcerazione per sostituirla, semmai, con l’obbligo di firma in questura a Torino. Ma va bene anche così».

Durante l’udienza l’indagato, con un passato da cineoperatore per una televisione nazionale di primissimo piano, ha accettato di rispondere alle domande del giudice il quale, a un certo punto, gli ha pure chiesto da chi fosse stato mandato in Valtellina per compiere la truffa poi non riuscita, grazie al sangue freddo del figlio 64enne della vittima designata e al pronto intervento della Polizia.

«Non conosco chi mi ha mandato, mi ha dato l’incarico di venire a recuperare i gioielli della pensionata e io ho eseguito raggiungendo Sondrio con un’auto che mi è stata data in prestito da un conoscente albanese che, a sua volta, l’ha noleggiata», ha detto. «Poi quando sono giunto al domicilio, la donna mi ha invitato a salire all’appartamento e sono salito. Quando l’ho vista in faccia ero intenzionato a rinunciare al colpo, ma il figlio mi ha bloccato con forza e, in breve tempo, mi sono trovato circondato da diversi poliziotti una volta saliti dall’androne. E mi hanno ammanettato».

Oggi Massimiliano Leo deve riuscire a vincere alcune fragilità che ha per poter rimettersi in gioco, nella società civile, avendone probabilmente i numeri per riuscirci, ma ovviamente dovrà pagare il suo nuovo debito con la giustizia.

«Cercherò di aiutarlo – afferma l’avvocato De Cesare – in quanto sarebbe davvero un peccato che una persona del suo talento finisca allo sbando, a essere persa per sempre. Un giorno, nel mio studio, mi parlò per quattro ore della filosofia marxista: rimasi incantata ad ascoltarlo».

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