Furto da 250mila euro a Mantello, restano in carcere i due polacchi arrestati

Restano in carcere i due cittadini polacchi arrestati dai carabinieri della Compagnia di Chiavenna mentre tentavano di rubare cofani per auto di lusso dall’azienda Cataforesi Srl di Mantello. Il gip ha convalidato il fermo mentre le indagini proseguono per individuare eventuali complici e la filiera della ricettazione

Mantello

I due polacchi, di 40 e 49 anni, arrestati nella notte fra sabato e domenica dai carabinieri della Compagnia di Chiavenna per furto aggravato ai danni dell’importante impresa Cataforesi Srl di Mantello restano in carcere. I militari li avevano colti in flagranza di reato, recuperando l’intera refurtiva per un valore stimato in circa 250mila euro. La merce era stata subito restituita all’imprenditore che, lo scorso mese di marzo, aveva subìto il furto di altri diciotto cofani per auto sportive di lusso.

Così ha deciso il giudice delle indagini preliminari, Fabio Giorgi, che oggi ha tenuto l’udienza di convalida dei fermi, iniziata attorno alle 9.30 in un’aula al piano terra del Palazzo di giustizia nel capoluogo valtellinese e durata una manciata di minuti. Era presente anche l’interprete Karolina Krajewska, per la traduzione in lingua polacca, che di buon grado ha accettato di farsi fotografare e di declinare al cronista le proprie generalità. Non erano neppure le dieci che tutto era già finito. Il gip ha accolto l’istanza presentata dal pm Giulia Alberti, titolare del fascicolo d’indagine.

“Ho chiesto per entrambi, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, la scarcerazione - aveva detto al termine il loro avvocato d’ufficio, Caterina Ghioldi con studio professionale a Sondrio - senza l’adozione di alcuna misura restrittiva a loro carico, in quanto sono tutti e due senza fissa dimora. Il giudice si è riservato la decisione”.

Il giudice, poco più tardi, ha sciolto la riserva, disponendo che restino dietro le sbarre della Casa circondariale di via Caimi, dove subito dopo l’udienza erano stati ricondotti dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

Nella notte fra venerdì e sabato, ad aspettarli nelle immediate vicinanze dell’azienda che avevano deciso di depredare, c’erano diversi carabinieri rimasti appostati per parecchie ore al buio, anche con auto “civetta”, ossia senza le insegne dell’Arma, proprio per non dare nell’occhio. Si sospettava fortemente, infatti, sulla base di accurate indagini condotte dagli uomini del capitano Aldo Leone, che sarebbero tornati quella notte per completare la razzia. E difatti così è stato. Avevano caricato sul furgone di colore scuro - lo stesso usato la prima volta - ben venticinque cofani, in prevalenza destinati a modelli molto costosi di auto, come le Lamborghini Urus. Probabile destinazione finale della merce sottratta uno Stato estero. Avevano caricato la preziosa refurtiva - come dicevamo in apertura del valore all’incirca di 250mila euro - sul furgone, quando si sono visti circondare dal verde circostante da un nutrito drappello di carabinieri, spuntati all’improvviso come fossero fantasmi. E i malviventi non hanno avuto scampo. Alla brillante operazione hanno preso parte anche militari delle Stazioni Cc di Chiavenna, oltre a quelli dell’Aliquota operativa, di Campodolcino e della vicina caserma di Morbegno, quest’ultima dipendente dalla Compagnia dell’Arma di Sondrio.

Ora l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Giulia Alberti, punta a risalire all’intera filiera della ricettazione di questo prezioso materiale che, nella ditta dell’hinterland di Morbegno viene prodotto per case automobilistiche di un certo rilievo, e possibilmente i complici dei due polacchi (che non parlano italiano) catturati al secondo colpo in Valtellina.

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