Addio Protasio, il signore della Rocca

Grosino, classe 1949, gestiva l’alpeggio sul Foscagno di proprietà del comune di Bormio

Grosio

Ha deciso di tornare nella sua Grosio dove era nato e che aveva lasciato da bambino per trasferirsi a Sondalo con la famiglia che aveva acquisto nel frattempo l’Albergo Posta, Protasio Pruneri “Scarì” classe 1949 allevatore e casaro che ha dedicato l’intera vita alla professione. I funerali si svolgeranno lunedì pomeriggio alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe. Se ne è andato il “signore della Rocca” l’alpeggio di proprietà del Comune di Bormio che si incontra sulla destra orografica scendendo dal Foscagno verso Trepalle. I mesi estivi Protasio li ha sempre passati lì.

Da bambino a fare il pastorello col fratello maggiore Achille ad aiutare il papà Pierino, allevatore e casaro, e poi a proseguire l’attività del papà, aiutano dalla moglie Margherita. Appena terminate le scuole da giugno a settembre Protasio e Magherita con nonno Pierino e l’allegra brigata di cinque figli salivano in alpeggio. Il bestiame di Prtoasio che brucava l’erba nei pascoli vicino alla baita era il segnale che la stagione fosse iniziata. Con le sue tante mucche se stava lassù, a quasi 2000 metri di quota, fino ad alcuni anni quando è scaduto il contratto di affitto che per più di mezzo secolo aveva visto la famiglia Pruneri protagonista su questo alpeggio, a pascolare e produrre formaggio. Una figura familiare quella di Protasio anche ai turisti storici di Livigno, abituati a vederlo impegnato nella sua attività della quale apprezzavano la bontà dei suoi prodotti.

Il burro ed il formaggio di “Scarì” sono sempre stati una prelibatezza e ed in tanti automobilisti quando c’erano le code domenica verso il Foscagno ne approfittavano per mettere la freccia ed andare ad acquistare prodotti genuini veramente a chilometri zero. Negli ultimi trent’anni Protasio e la moglie, che si erano sposati giovanissimi ed erano inseparabili compagni anche nella dura vita dell’allevamento, durante il resto dell’anno erano i titolari di una moderna stalla a Mondadizza dotata di ogni confort tecnologico e punto vendita anche lì. L’allevamento era nel Dna di Protasio perché oltre al già citato papà Pierino, anche il nonno materno Protasio Sassella “Fiametin” era stato uno dei pionieri dell’allevamento nel Piccolo Tibet, salendo in estate da Grosio con le bestie negli anni Trenta e Quaranta all’Alpe Vago. Negli ultimi anni l’avanzare dell’età e la salute che veniva meno avevano costretto Protasio ad alzare bandiera bianca e separarsi dal suo amato bestiame, ma tutti ancora oggi si ricordano della bontà del suo formaggio.

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