Cronaca / Tirano e Alta valle
Giovedì 23 Aprile 2026
Esce dalla Rsa, cade e muore: a processo per due operatrici
Pensionato 78enne muore cadendo dopo aver lasciato la Rsa Bellavista di Sondalo. Due ausiliarie sotto processo per omicidio colposo. Famiglia procede per vie civili.
Sondalo
Sette giorni è durata la permanenza di Renzo Giuseppe Ricetti, 78 anni, di Sondalo, nella Rsa Bellavista del posto, dove era stato ricoverato l’11 marzo dello scorso anno. Il 18 successivo è stato rinvenuto privo di vita ai piedi degli scalini di un’abitazione privata prospiciente la struttura stessa, che l’anziano ha tentato di raggiungere bypassando la sorveglianza interna alla residenza. Senza deambulatore e senza che nessuno se ne accorgesse è uscito dal cancello d’ingresso della Rsa, ha attraversato la strada da solo, è entrato nella corte dell’abitazione e, giunto in prossimità degli scalini, ha inciampato, è caduto a terra ed ha battuto fortemente la testa. Un trauma cranico che ha procurato la sua morte, della quale, ora, sono chiamate a rispondere le due ausiliarie socio assistenziali in servizio fra le 6.30 e le 14.30 del 18 marzo dello scorso anno.
Omicidio colposo in concorso l’ipotesi di reato formulata, con colpa generica e specifica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia e nella violazione del protocollo anticaduta che, nel caso specifico, avrebbe dovuto essere applicato con attenzione in quanto «sin da subito – recita il capo d’imputazione – il paziente era stato valutato come ad alto rischio di caduta, incapace di muoversi in sicurezza, sia senza deambulatore sia senza essere accompagnato da operatori sanitari».
Questa mattina, davanti al giudice per le udienze preliminari, Fabio Giorgi, sono comparse le operatrici socio assistenziali imputate, Elena Rinaldi, 39 anni, di Tirano, difesa dall’avvocato Francesco Romualdi, e Michela Della Valle, 61 anni, di Sondalo, difesa dagli avvocati Matteo Saverio e Sara Maria Muzio, che hanno chiesto di essere giudicate con rito abbreviato. Udienza fissata per l’8 ottobre prossimo, cui, però, le parti offese – cioè la moglie, il figlio e la sorella del defunto – assisteranno affiancate dal loro legale, Antonio Sala Della Cuna, senza costituirsi parti civili. Fra le parti offese figurano anche otto nipoti della vittima.
«Abbiamo deciso di non entrare in questo processo come parti civili e chiedere il risarcimento del danno – dice l’avvocato Sala Della Cuna –, ma abbiamo preferito procedere giudizialmente in sede civile contro la fondazione della Rsa, perché riteniamo che quella sia la sede opportuna non solo per avere il risarcimento, che chiaramente è dovuto, ma anche per avere di fronte il soggetto che a nostro avviso è responsabile di quanto accaduto. Tenuto conto che la responsabilità contrattuale tra paziente e struttura secondo il nostro modo di vedere è stata violata». Come detto le parti offese ci saranno all’udienza in quanto «abbiamo interesse e il diritto di conoscere l’andamento del processo anche perché è la sede in cui sono state esperite le indagini, cioè raccolti i documenti, le testimonianze e le prove – dice Sala Della Cuna – che poi verranno utilizzate in sede civile. Per cui c’è interesse a partecipare, ma non c’è volontà o accanimento contro le imputate».
Ad oggi, a più di un anno dalla tragedia, le parti offese asseriscono di non aver avuto alcuna interlocuzione con la struttura sanitaria in merito ad eventuali risarcimenti del danno. Più propriamente, l’avvocato Sala Della Cuna aveva inviato la documentazione utile alla trattazione del sinistro alla Fondazione Siccardi, senza essere però contattato da alcuno o aver ricevuto offerte di risarcimento. Da qui la decisione di ricorrere in sede civile per un danno importante derivato dalla morte del congiunto di casa Ricetti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA