Cronaca / Tirano e Alta valle
Martedì 03 Febbraio 2026
Martina Valcepina portabandiera a Cortina: «Un onore, ma fa male non poter gareggiare»
L’azzurra, reduce da un grave infortunio, porterà la bandiera alle Olimpiadi invernali. Grande onore, ma resta l’amarezza di non gareggiare.
Livigno
Quando la bandiera olimpica venerdì sera sfilerà nel parterre olimpico di Cortina d’Ampezzo, nella cerimonia di apertura dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, a portarla ci sarà anche Martina Valcepina. Non da atleta partecipante alla sua quinta volta come aveva sognato e conquistato sul ghiaccio, ma come simbolo di dedizione, sacrificio e resilienza. Sarà un momento solenne, carico di significati che vanno oltre lo sport.
«Dal punto di vista morale sto facendo fatica», racconta Martina, 33 anni, atleta azzurra di short track e tre volte medagliata olimpica in staffetta con al collo svariati titoli europei e medaglie mondiali. «L’intervento è andato bene, ma è stato più complicato del previsto perché la frattura della tibia è avvenuta nello stesso punto dell’infortunio precedente. È stata una recidiva più complessa del previsto», commenta con voce rotta dalla frustrazione la stessa Martina, la mammina volante della Valdisotto, infortunatasi malamente con la frattura della tibia e del perone durante gli Europei in Olanda di metà gennaio, un brutto infortunio già vissuto nella medesima maniera nel dicembre 2023 nella lontana Seul. Un nuovo stop arrivato dopo mesi di lavoro durissimo, proprio quando il traguardo olimpico sembrava finalmente di nuovo a portata di mano. Il percorso di recupero è appena iniziato.
«Ho già iniziato a muovermi e sto facendo un minimo di fisioterapia, per quanto sia possibile farlo visto che non posso ancora appoggiare la gamba. Più avanti scenderò a Milano per i controlli e, appena sarà possibile, inizierò la fisioterapia in acqua, come era successo dopo l’infortunio scorso». Un cammino lungo, reso più sostenibile dal sostegno ricevuto: «Ho la fortuna di essere supportata dal mio gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, che mi darà una mano anche sotto il profilo del recupero fisico».
In questo contesto difficile è arrivata una chiamata inattesa, ma profondamente significativa. «Mi ha chiamata direttamente Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, per invitarmi a ricoprire il ruolo di portabandiera a Cortina. Devo dire che mi è stato molto vicino e mi ha dato un grande aiuto anche dal punto di vista morale».
Un invito che Martina ha accettato con convinzione: «Sono molto, molto contenta di questo ruolo. Lo vivrò con grande onore». Ma l’orgoglio non cancella il dolore. «Il rammarico di non poter partecipare ai Giochi da atleta è grandissimo. Ho lavorato veramente duro per un anno intero dopo la fisioterapia dell’infortunio precedente, avevo dato tutta me stessa per riuscire a essere parte dei Giochi. Ce l’avevo fatta. E non poterci essere ora fa male, tanto male». Un’assenza che pesa come una ferita aperta, resa ancora più amara da un destino che sembra essersi accanito proprio sul più bello. A Cortina accanto a lei ci sarà Franco Nones, primo italiano a conquistare un oro olimpico nello sci di fondo.
«Portare la bandiera insieme a lui è qualcosa di davvero speciale», sottolinea Valcepina, consapevole del valore simbolico di quel momento. Eppure Martina, attorniata dall’affetto delle sue gemelle Rebecca e Camilla e da tutta la sua grande famiglia, guarda avanti. «Spero di poter andare a Milano, di poter stare vicino ai miei compagni, di vivere con loro quello che mi è stato tolto in maniera beffarda». Non sul ghiaccio, ma accanto alla squadra, con la stessa passione di sempre, perché, anche così, Martina Valcepina continuerà a rappresentare lo spirito più autentico dello sport olimpico.
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