Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 31 Luglio 2026
Valfurfa, Tir incastrato al Passo Gavia: «Troppi seguono il navigatore e ignorano i divieti»
Lo sfogo dello storico gestore del Rifugio Bonetta dopo l’ennesimo mezzo pesante bloccato nei tornanti. «Servono piazzole di scambio per evitare il caos».
Lettura 1 min.Valfurva
«Non è la prima volta che succede. Io stesso ho dissuaso l’autista di un Tir dal salire da Bormio per evitare che restasse incastrato nei tornanti. I cartelli che indicano il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 3,5 tonnellate ci sono sia a Santa Caterina sia a Ponte di Legno, ma in pochi lo guardano. Seguono tutti il navigatore, Google map, e così finiscono per incagliarsi, bloccando anche il traffico», A dirlo è Federico, per tutti Chicco, Bonetta, storico gerente il “Rifugio Bonetta” ai 2652 metri del Gavia. «Son qui da 67 anni e ne ho viste di tutti i colori – assicura -.
L’ultima, mercoledì, col Tir incagliato sul versante camuno del Passo subito dopo aver imboccato il tratto nel bosco, il più stretto in assoluto, tre chilometri in cui, insieme, possono viaggiare al massimo un’auto e una bicicletta. Figuriamoci i mezzi pesanti. Già i camper fanno una fatica enorme e farebbero meglio a mettersi in strada dopo le 17, non di buon mattino, quando rischiano di bloccare tutto il traffico». Col Tir, però, mercoledì, è stato un autentico disastro. Dalle tre alle quattro ore ci sono volute per sbloccare la situazione con grande impegno di vigili del fuoco, tecnici Anas, carabinieri, tutti alle prese con un enorme lavoro di disincaglio e con la strada per il Passo, ovviamente, bloccata. Sono 17 i chilometri da Ponte di Legno al Passo e 13, invece, quelli dal Passo a Santa Caterina.
Un luogo ameno, incantevole, al pari del Passo Dordona, sopra Fusine, dove pure i rifugisti vengono raggiunti da ogni genere di veicolo inappropriato, l’ultimo un furgone che vendeva mobili il cui conducente è stato pure tradito dal navigatore. «Mi permetto solo di chiedere una cosa al Parco, se possibile, cioè di favorire la realizzazione di qualche piazzola di scambio lungo il tracciato, non per i Tir, ovvio, ma per le auto, perché spesso si blocca tutto anche per l’incapacità di alcuni guidatori di fare retromarcia», dice Bonetta.
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