Caleotto: 130 anni di storia e crescita con Feralpi

Investimenti per 90 milioni e produzione raddoppiata. Il fatturato quasi triplicato e l’occupazione in aumento.

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Lecco

Centotrent’anni di storia industriale, dieci dei quali all’interno del Gruppo Feralpi. Un anniversario che racconta non soltanto la longevità di una delle realtà simbolo della siderurgia lecchese, ma anche un percorso di rilancio sostenuto da oltre 90 milioni di euro di investimenti in dieci anni, con una produzione raddoppiata e un fatturato quasi triplicato. È il bilancio presentato al Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano, durante il convegno “Fabbrica viva: 120 anni + 10 di innovazione e sostenibilità”, dedicato alla storia e alle prospettive di Caleotto.

Specializzato nella produzione di vergella in acciai speciali, lo stabilimento è entrato nell’orbita di Feralpi Group nel 2015. Nel 2020, il gruppo ne ha completato l’acquisizione, integrandolo nella business unit dedicata agli acciai speciali insieme ad Acciaierie di Calvisano, nel Bresciano. Un progetto che ha comportato investimenti complessivi per 170 milioni di euro, considerando entrambi i siti produttivi.

I risultati emergono dai principali indicatori economici: la produzione è passata dalle 133mila tonnellate del 2016 alle circa 270mila previste per il 2026, mentre il fatturato è cresciuto da 63 milioni di euro ai 180 milioni attesi per fine anno. Un’espansione realizzata nonostante le difficoltà della siderurgia europea, tra rincari energetici, oscillazioni delle materie prime e contrazione di alcuni mercati.

«I 130 anni del Caleotto non rappresentano solo un traguardo industriale, ma la celebrazione della dedizione al lavoro dell’intera comunità di Lecco», ha sottolineato Giovanni Pasini, presidente di Caleotto e consigliere delegato di Feralpi Group, ricordando il legame tra la tradizione manifatturiera lecchese e quella bresciana. «Una storia iniziata dall’idea di 29 imprenditori trafilieri lecchesi, che decisero di creare un’attività capace di fornire la materia prima necessaria al distretto. Un ruolo mantenuto attraverso trasformazioni societarie e crisi produttive, fino al rilancio dell’ultimo decennio».

Al centro della strategia attuale figurano la flessibilità produttiva e gli acciai ad alto valore aggiunto, destinati allo stampaggio per l’automotive, alla trafileria di qualità, alle molle e alle funi. Il percorso di crescita ha interessato anche l’occupazione: dai 73 dipendenti del 2015 si è passati agli attuali 118, con 63 nuovi inserimenti, circa la metà under 30. La presenza femminile rappresenta oggi il 16% dell’organico.

Alla celebrazione è intervenuto anche Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi Group, che ha richiamato il valore strategico della manifattura lombarda: «Se noi oggi siamo grandi è perché lo dobbiamo tanto anche ai nostri collaboratori», ha osservato, sottolineando il contributo dei lavoratori alla competitività delle imprese e la necessità di tutelare il sistema industriale europeo.

Il sindaco di Lecco Filippo Boscagli ha invece evidenziato il valore identitario dello stabilimento per la città. «Lecco è una città innovativa, spesso citata come la Manchester d’Italia, che tuttora vive della sua produzione industriale», ha dichiarato, ricordando come la tradizione manifatturiera continui oggi attraverso produzioni altamente tecnologiche. Lo sguardo di Caleotto è ora rivolto ai mercati europei, soprattutto dell’Europa centrale e orientale, e a nuovi investimenti nel prossimo triennio. La mattinata è proseguita con la visita allo stabilimento di via Arlenico, occasione per conoscere direttamente gli impianti e le trasformazioni realizzate.

«Vogliamo continuare a essere la prima regione manifatturiera d’Europa». L’assessore regionale allo sviluppo economico Guido Guidesi ha ribadito l’impegno della Lombardia a sostegno dell’industria, al campus di via Previati, a Lecco, durante le celebrazioni per i 130 anni di Caleotto. «Quando arriva la Regione al “compleanno”, fa un patto con l’azienda per i prossimi anni», ha affermato, richiamando il ruolo della Lombardia nel settore manifatturiero. Per rafforzare la competitività, «è necessario consolidare la collaborazione tra imprese, università e istituzioni», ha sottolineato. «Al fine di accompagnare i cambiamenti, anche noi abbiamo bisogno di cambiare e la leva per lo sviluppo sta proprio nella connessione tra ricerca, formazione, credito e know-how».

A rappresentare uno degli elementi distintivi del percorso di Caleotto è, in effetti, il rapporto con il Politecnico di Milano. Dal 2015, infatti, la collaborazione ha favorito la realizzazione di oltre 40 tesi di laurea e l’assunzione di 14 neolaureati, cinque dei quali ricoprono oggi ruoli di prima linea. «La crescita c’è proprio per via di questo rapporto di fiducia e vicinanza, che nel tempo fa crescere le aziende che collaborano con l’università», ha osservato Marco Tarabini, prorettore del Polo territoriale di Lecco, sottolineando l’importanza delle sinergie per affrontare la competizione internazionale.

Sul valore delle competenze si è soffermata anche Annalisa Bellante, componente del Consiglio di Presidenza di Confindustria Lecco e Sondrio. Il comparto metalmeccanico e meccatronico lecchese conta infatti circa 2.400 localizzazioni e 30mila addetti. «Bisogna allocare investimenti in formazione continua sulle nostre persone», ha evidenziato, richiamando la necessità di attrarre e trattenere i giovani. Nel corso della mattinata, Bellante ha anche consegnato a Giovanni Pasini una targa per i 130 anni dello stabilimento.

Accanto alla formazione, Caleotto investe su sicurezza e sostenibilità. Nel 2025, lo stabilimento ha registrato zero infortuni e ottenuto la certificazione ISO 45001, mentre un investimento di circa cinque milioni di euro ha permesso di ridurre a circa un decimo i consumi idrici. La giornata ha dato spazio anche al contributo dell’artista Tellas, autore dei due murales realizzati nello stabilimento, coinvolgendo i lavoratori. Il progetto, nato dal confronto con le persone e dall’osservazione del paesaggio lecchese, mette in relazione industria, natura e territorio, valorizzando anche gli spazi produttivi.

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