Aule e urne deserte alla politica Serve serietà

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La notizia della settimana, per me, è la foto scattata a Montecitorio con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che presenta la legge di bilancio davanti a 12 deputati. Il plenum è di 400 dopo la recente ghigliottina. Non mi scandalizzo perché so che aria tira da quelle parti dove il modello non è l’indefesso Stakanov ma il divanista Oblomov. Al punto che il sempiterno tenutario dell’economia governativa ha evitato la convocazione del lunedì, ben sapendo che i colleghi fanno il week-end lungo e la settimana corta. Il giovedì sono già indaffarati a riempire le valige svuotate da due giorni.

Proietto l’immagine alle ore successive al voto per le Politiche quando un coro unanime griderà alla diserzione del voto nelle stesse tonalità del cane che abbaia alla luna. Toccasse a me, metterei in prima pagina dei quotidiani, in apertura dei telegiornali e nella spirale virale dei social la stessa foto di Giorgetti al posto del vincitore delle elezioni, ammesso che ce ne sarà uno.

Se un ferroviere salta un turno o un medico o un insegnante, considerati i vuoti di organico di ogni segmento lavorativo, rischia di venire giù il sistema. Devo allora concludere che i parlamentari siano necessari e utili come gli umarell? La verità è che ciascuno, a pochi mesi dalle elezioni, è impegnato a studiare come salvare il deretano e trovare nelle pieghe della legge elettorale la scorciatoia per tornare a Roma, visto che la strada maestra sarà riservata a capi, capetti e fedelissimi. Così, in quell’oncia di latinorum residuale contenuto nel Mattarelum, Rosatellum e, ora, Stabilcum, si consuma e si pesa la politica italiana in alternanza con le schermaglie comiche delle primarie del campo largo. Guardando al livello e anche al numero degli interessati, proporrei come nome per il futuro “Condominium” con diritto di veto su Renzi o chi per lui come capita per l’ascensore.

E se volete una prova a supporto più solida della miriade di contraddizioni “by Garlasco” guardiamo alle elezioni suppletive in Calabria dove il candidato di Forza Italia ha vinto il collegio con il 12 per cento dei consensi su un’affluenza del 22 per cento degli elettori. Forse allora parlare di condominio è sin esagerato.

Intendiamoci, aule parlamentari deserte – e anche sorde e grigie – ce ne sono state a bizzeffe. Me ne tornano in mente un grappolo dal quale pesco un paio di acini. Quando alla Camera si aprì la discussione per istituire la commissione d’inchiesta sul sequestro e l’uccisione di Giulio Regeni in aula si presentarono 19 deputati su oltre seicento. Evitiamo di essere provinciali e ci basta uno sguardo a Strasburgo per capire che tutto il mondo (politico) è paese. Nel 1989 durante una seduta dedicata alla transizione democratica in Polonia, Marco Pannella espresse inconsolabile rammarico per l’assenza di gran parte dei colleghi: quell’aula vuota, disse, in sostanza era il simbolo del disinteresse per la libertà dei popoli ex comunisti. Nel 2006 prese la parola sempre a Strasburgo, davanti a un emiciclo distratto e semivuoto, per ricordare Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata. Era stato l’unico politico italiano ai suoi funerali a Mosca, e denunciò il silenzio complice dell’Europa davanti ai crimini del regime di Putin.

Non ci pare di chiedere molto: né straordinari né curricula di spessore né dedizione missionaria ma semplicemente che ciascuno sia degno del ruolo che ricopre. Solo i deputati perennemente assenti (e ce ne sono anche di casa nostra) non ne rispondono mai se non ogni cinque anni, paracadutati in Sicilia o in Trentino con le loro sconosciute facce di bronzo. Il nostro non è un pulpito ma l’osservazione che sorge da un humus nel quale al primo posto nella classifica delle virtù e dei valori ci sono il lavoro, il rispetto e il sacrificio quando le esigenze della famiglia e della comunità lo reclamano.

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