Decisivo il ticket fra Boscagli e Piazza

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Peana per Filippo Boscagli, diventato sindaco di Lecco dopo due mesi di campagna elettorale pancia a terra che hanno esorcizzato le titubanze di un centrodestra alla ricerca di un leader.

Poi il ticket con Carlo Piazza ha messo in discesa un cammino che ha confermato come Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia davanti alle urne ritrovano la compattezza.

Onore a Mauro Gattinoni, ma anche il dovere di sottolineare che della sconfitta del centrosinistra è lui il primo responsabile. Facciamo cantare i numeri che sono più eloquenti delle analisi alle quali nemmeno noi siamo sfuggiti.

Bastano le tabelline, altro che i logaritmi, per dire che il Gatto, autore della famosa rimonta del 2020 la spuntò per 31 voti mentre ieri ha perso per quasi mille.

Al ballottaggio, nota lusinghiera si è presentata al seggio la stessa fetta di lecchesi che ha votato al primo turno (in questo fine settimana alle urne il 59,29% dei lecchesi), ma non dimentichiamoci che quattro su 10 hanno scelto di nuovo il divano.

L’ultima volta ci fu Appello per Lecco a cambiare le carte in tavola con un sostegno gratuito, ora Lecco si è confermata la capitale del bipolarismo non offrendo margini per accordi alla luce del sole o sottobanco.

Non avendo necessità di salire sul carro del vincitore, semmai mi batto per allontanare quello funebre, non posso tacere che se un sindaco che governa la città per sei anni, si dà da fare sino a strafare, gode di risorse straordinarie (vedi PNRR - Piano nazionale di Ripresa e Resilienza) e fonda il suo stile amministrativo sulla comunicazione, avrebbe dovuto, come lui stesso ha più volte affermato trionfare al primo turno di questa tornata elettorale.

Che abbia mantenuto il consenso del 2020 è un’aggravante tanto più che il PD ha ottenuto una percentuale che non toccava da tempo, nonostante i refoli e le tempeste che lo hanno attraversato nell’ultimo lustro.

Avremo modo di scandagliare ancora sulle molteplici ragioni di questo voto lecchese, ma di sicuro rivendichiamo il merito di aver seguito l’attività del comune e poi la campagna senza risparmio di energie e di puntuale informazione ai cittadini.

Ora Filippo Boscagli, dopo vent’anni di consiglio comunale, compie un salto al quale dovrà dimostrarsi all’altezza.

Se è stato formidabile a raccogliere consensi, ora gli toccherà il compito di governare una Lecco attesa da sfide che forse in questa fase di accanito confronto sono state un po’ messe in disparte.

La visione della città del futuro deve fondersi con le soluzioni delle piccole e grandi questioni che, tutto sommato, sono state dirimenti per il verdetto finale. I marciapiedi devono essere in ordine, ma la strada maestra la si individua chiamando a raccolta le istituzioni e le forze più vive della città.

Lecco non si governa solo dal palazzo e chi ci ha provato ha pagato dazio.

Torneremo presto a parlar di assessori, di alchimie consiliari, consapevoli che sarà inevitabile bilanciare il rapporto tra uomini e donne di partito e figure di prestigio.

Lecco deve accendere la luce, uscire dalla nebulosa nella quale sembra soffocare e forse la scelta di Filippo Boscagli è il primo baluginio di un viaggio oltre le gallerie e dagli steccati post-ideologici.

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