Editoriali / Lecco città
Lunedì 03 Agosto 2026
Il metodo Boscagli: ascoltare la città
Agosto, Comune mio non ti conosco.
La tentazione non mi sfiora perché ho sempre considerato le sacrosante e doverose vacanze uno stacco dall’attività lavorativa, ma non un distacco dagli impegni e dalle incombenze specie per chi indossa panni pubblici.
Lunedì scorso il Consiglio comunale ha completato i suoi organigrammi a partire dalle commissioni che dovrebbero caratterizzarsi con un coinvolgimento nelle decisioni, in quella fase chiamata istruttoria che permette di avere piena consapevolezza delle scelte.
Tra l’altro nell’ultima seduta si è discusso di “assestamento di bilancio”, una sorta di tagliando di metà anno per capire dove si spendono e si investono i soldi dei cittadini lecchesi.
Al di là della tecnica ragionieristica, che schivo volentieri, è stata una prima cartina di tornasole per capire l’eredità trovata e le sfide possibili, quelle già in atto e da concludere, quelle ipotizzate se non sognate (vedi centro sportivo Bione) e quelle problematiche a partire dal terminal dei bus che, dopo la perentoria sentenza del Tar, è “tutto sbagliato, tutto da rifare”, senza se e senza ma.
E’ anche emerso, per ammissione dell’ex assessore Sacchi, che bisognerà con prudenza accantonare qualche spicciolo per i contenziosi in atto su lavori conclusi, dal Teatro alla scuola De Amicis e altre pendenze.
Ciò al di là delle colpe attribuite dalla stessa solo all’impresa e al direttore dei lavori. Una curiosità, chiamiamola così, è affiorata l’altra sera, ben documentata dai nostri cronisti.
La riassumo: chi poneva domande alla nuova giunta erano coloro che in realtà avrebbero dovuto dare le risposte, avendo governato fino all’altro ieri. Sono spiccati i temi della sicurezza (Simona Piazza dov’eri?) e quelli della modifica di alcune linee dei bus urbani (Renata Zuffi, dormivi?).
Una situazione surreale, che in verità non ci scandalizza perché il gioco delle parti, a seconda dei ruoli, è una regola consolidata: semmai ci stupiscono la rapidità e l’intensità del maldestro contropiede.
A me sembra che il sindaco Filippo Boscagli si stia muovendo con saggezza e con il desiderio di capire, al di là degli slogan elettorali, quel che di buono si può tenere e valorizzare e quel che è necessario, possibile e doveroso cambiare di quanto fatto da chi ha amministrato in precedenza.
La sintesi di questo lavoro lontano dai riflettori ritengo la si vedrà pubblicamente a settembre, quando, come richiede la legge, dovrà presentare in consiglio comunale e alla città le linee programmatiche per i prossimi cinque anni: visione, progetti, procedure, risorse e tempi.
Mi risulta che Boscagli stia incontrando dipendenti, collaboratori esterni, realtà cittadine con l’atteggiamento di chi ha l’umiltà di conoscere prima di decidere.
Non basta certo, ma è un buon viatico per “ricucire” una comunità lecchese lacerata dall’impronta Gattinoni che aveva il tratto dell’uomo solo al comando, se non l’ambizione, lui runner di prima fascia, di indossare il panama bianco dell’uomo Delmonte, quello che con un “sì” dava il via libera a una galattica produzione di ananas.
Noi ci accontentiamo di una costante e partecipata raccolta delle noci come quella di fra Galdino, di “casa” a Pescarenico come Ippo.
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