Editoriali / Lecco e Sondrio
Lunedì 15 Giugno 2026
Ora la scelta della giunta: competenze e ascolto
Il battesimo del nuovo sindaco Filippo Boscagli si è distinto per la sobrietà con la quale ha indossato la fascia (ci auguriamo che la usi con solennità e non ne abusi davanti alle torte e ai catering) e a seguire una calorosa stretta di mano con i dipendenti, avendo capito dopo vent’ anni da consigliere che senza struttura si cade e neppure in piedi. Poi il pallino del ponte Azzone Visconti che vuole riaprire forse come simbolo di attenzione a quella viabilità che è stata un motore del dissenso.
Da lì, smaltita la sbornia per la conquista del palazzo Comunale, il Centrodestra si ritrova immerso negli alfabeti, nella grammatica, nelle regole non sempre auree della politica. Che è, per me di scuola morotea, una disciplina a sé, una scienza più vicina alla matematica che alla filosofia. Sono stati o no i numeri a decretare chi amministrerà la città nei prossimi cinque anni?
Lecco si può considerare una sorta di capitale, su scala minore, del bipolarismo, laddove tuttavia non si è ancora oliata e compiuta la dialettica tra maggioranza e opposizione. Ebbene ora è tempo di compiere i passaggi canonici a partire dalla formazione della giunta sulla quale sono puntati gli occhi delle categorie economiche e sociali, dei molteplici soggetti nei quali è organizzata la comunità e soprattutto di ciascun cittadino. I partiti hanno il diritto e il dovere di allestire una squadra che rispetti e rispecchi le indicazioni del voto con l’assenso, ovvio, del primo cittadino.
A me il ricorso ai tecnici di prestigio, alle figure pescate a freddo nell’ambito delle professioni, delle arti e dei mestieri non ha mai entusiasmato, anche perché, spesso, è capitato che si rivelassero figurine di un album nel quale si sono ritrovati come pesci fuor d’acqua.
Nelle cronache di questi giorni, sulla nostra testata e su UnicaTV, avrete certamente seguito il rosario dei nomi sgranato con criteri che hanno tenuto conto del peso delle singole forze e delle preferenze raccolte dai candidati. Io mi aspetto nella foto che sarà scattata a ore di riconoscere donne e uomini che hanno concorso all’impresa remando sempre in favor di vento senza risparmio di tempo ed energie. Certo, poi sono necessarie la competenza, la dedizione e non ultima l’empatia e, come annunciato, il carattere distintivo sarà l’ascolto e la vicinanza ai lecchesi.
A tale proposito sottoscrivo l’indicazione di Carlo Piazza, l’altro pedalatore del tandem vincente, come vicesindaco con delega all’Urbanistica, dove ho sempre preferito un politico a un tecnico. Al proposito ho toccato con mano, in tempi diversi e con differenti ruoli esperienze a Lecco, Sondrio, Como che hanno concorso allo sviluppo delle tre città.
Dall’albero dell’Urbanistica scendono i rami dell’intera organizzazione comunale e perciò occorre uno sguardo d’insieme, capacità di sintesi e conoscenza dei dossier. Di sicuro ci vogliono dirigenti di prim’ordine, motivati, non servili, ma in sintonia con gli indirizzi politici.
Certamente il centrodestra deve confermare l’unità mostrata nel rush elettorale. Alessandro Negri, segretario provinciale di Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa della coalizione, è chiamato a perpetuare e vivificare quell’azione di superamento delle fronde e delle correnti che ha prodotto prima la candidatura di Filippo Boscagli, favorendone poi l’elezione perché le alleanze non si sfaldino e non si replichino gli errori del 2009.
Va da sé che “Ippo” (l’etimologia di stampo equino promette per lui una cavalcata senza troppi ostacoli) dovrà guardare con tutti e due gli occhi oltre la siepe dei partiti, dove una vasta prateria aspetta non di trovare un tavolo a tre gambe per magheggi esoterici, ma un terreno comune sul quale far rinascere il benedetto sistema Lecco.
Sull’altro fronte, al di là delle valutazioni squisitamente politiche sulle quali torneremo con i nostri “potenti” mezzi, non posso lasciar correre la dichiarazione di Alberto Anghileri che da duro e puro sindacalista si è ridotto a tifoso al punto da dichiarare: “Non abbiamo sbagliato niente” tutto il contrario del motto brontolone del toscanaccio Gino Bartali: “E’ tutto da rifare”. Davvero non capisco la parabola di quest’incendiario di Olate che poteva trasformarsi in pompiere e invece smanioso di concorrere al campo largo si è rivelato, sul piano politico ovviamente, un lumino del campo santo.
Non ho invece fretta di vedere attuate forme caserecce dello spoil system che hanno sempre il sapore della rivincita, quando non della resa dei conti. C’è tempo per instaurare nuovi equilibri senza compromettere i lavori in corso. Mi aspetto tuttavia che l’avvocatessa Agnese Massaro, presidente di Lineelecco, società di totale proprietà del Comune, non essendo ovviamente più in linea con i programmi dell’amministrazione, tolga il disturbo e si dimetta. Donna Agnese, di manzoniana memoria, è finito il tempo dei bus. Ora tocca al tram.
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