Baby Gang, nelle motivazioni della condanna il giudice parla di «spiccato profilo di pericolosità»

Depositate le motivazioni della sentenza che a marzo ha condannato il trapper calolziese Baby Gang a 2 anni e 8 mesi per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina. Il giudice richiama i precedenti penali dell’artista e il comportamento tenuto durante le misure cautelari

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Calolziocorte

Pericoloso, insofferente alle disposizioni della legge. Ancora lui nelle carte dei giudici, Zaccaria Mouhib, 24 anni, in arte Baby Gang, trapper di Calolziocorte da milioni di follower, sotto contratto con una major discografica e con collaborazioni musicali anche a livello internazionale.

Le motivazioni della sentenza che, a marzo, lo ha condannato per il possesso di una pistola, parlano di «spiccato profilo di pericolosità», nel suo passato, tra il 2018 quando era minorenne e lo scorso anno, e di «svariati precedenti per reati tra cui lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma, resistenza». Il provvedimento della gup Chiara Valori ricorda che, quando era ai domiciliari in una comunità, «ha tenuto una condotta consapevolmente e reiteratamente inottemperante alle prescrizioni».

Tre mesi fa, il tribunale di Milano lo ha condannato con il rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi, per reati di ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola cancellata. Mouhib era finito in carcere ancora una volta, infatti, l’11 settembre 2025 dopo che i carabinieri, in un’inchiesta più ampia coordinata dalla Procura di Lecco, avevano trovato in una camera d’albergo a Milano dove dormiva dopo essersi esibito al concerto di Emis Killa (estraneo all’inchiesta), una semiautomatica dentro un porta tovaglioli. Dopo aver ottenuto i domiciliari in comunità, la stessa inchiesta lecchese lo ha portato nuovamente in carcere nei mesi scorsi con ulteriori accuse, tra cui quella di maltrattamenti alla compagna.

La difesa del cantante, con l’avvocato Niccolò Vecchioni, si riserva la possibilità di fare appello dopo la condanna. «Adesso basta, solo musica», aveva detto il 24enne dopo il verdetto, ma qualche giorno dopo era stato ancora arrestato. La gup Valori, giustificando la mancata concessione delle attenuanti generiche al trapper di Calolzio, scrive, tra l’altro, che non ha voluto «indicare il canale attraverso il quale si è procurato l’arma» e si è difeso «minimizzando i fatti».

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