Baby Gang riavrà la tv in cella, ridotte e restrizioni

Accolto uno dei reclami presentati dalla difesa del trapper detenuto a Busto Arsizio. I giudici ritengono eccessiva la privazione del televisore e sottolineano che il suo utilizzo può favorire una maggiore tranquillità del detenuto, anche alla luce delle sue fragilità psicologiche

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Calolziocorte

Si riaccende il televisore in cella per Baby Gang, secondo quanto deciso dal tribunale di sorverglianza di Milano, in accoglimento di uno dei tre motivi di reclamo presentati dall’avvocato difensore del trapper, detenuto a Busto Arsizio.

Il 24enne di Calolziocorte Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib è considerato un «soggetto tendente alla violenza, turbolento, refrattario alla disciplina» e pericoloso «anche per l’influenza che esercita sugli altri detenuti che lo riconoscono come figura carismatica e di guida, oltre che per i modi arroganti e minacciosi tenuti nei confronti del personale e degli altri detenuti».

Per questi motivi, facendo riferimento ad «episodi di particolare gravità» che hanno «gravemente pregiudicato l’ordine e la sicurezza» nel carcere di Busto Arsizio (Varese), il Dap, ad aprile scorso, aveva deciso di applicare il «regime di sorveglianza particolare» per Mouhib, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare del gip di Lecco Gianluca Piantadosi lo scorso 17 marzo, nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla procura lecchese per una serie di accuse relative alla detenzione di armi e altri reati, compreso quello di maltrattamenti nei confronti della compagna 22enne.

Ora, l’autorità giudiziaria ha stabilito che un «intero semestre di Sorveglianza Particolare appare obiettivamente eccessivo, anche alla luce delle gravi fragilità psichiche che affliggono il giovane detenuto che potrebbero peggiorare sensibilmente», ed è considerato «eccessivo» anche precludergli «l’utilizzo del televisore in cella», il cui uso, invece, può «favorire» una sua «maggiore tranquillità» con effetti positivi.

La «sorveglianza particolare», nella decisione iniziale, prevedeva per sei mesi un elenco di «limitazioni» nella detenzione per il trapper, tra cui il non poter partecipare ad alcuni corsi all’interno dell’istituto penitenziario, il poter stare negli spazi all’aperto solo per due ore al giorno, essere detenuto in «camera singola», senza «fornellino» né armadi, soprammobili e televisore, ma soltanto con una radio, il letto e «un tavolo con lo sgabello».

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