Orge con minorenni al bar di Beverate, confermata i 14 anni a Rigamonti

Il titolare del bar è ai domiciliari per via delle sue condizioni di salute

Brivio

A Graziano Rigamonti, l’uomo al centro dello scandalo sessuale al Bar dello Zoo di Beverate di Brivio, resta solo la via della Cassazione, dopo che la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 14 anni di reclusione pronunciata in primo grado dal tribunale di Lecco, a giugno 2025. Per l’imputato, che attualmente è sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora per motivi di salute, si avvicina la scadenza per il deposito delle motivazioni della sentenza di secondo grado risalente a febbraio ha ribadito la pronuncia del collegio giudicante lecchese, che era andata oltre la conclusione del pubblico ministero (14 anni e 4 a fronte di una richiesta di condanna a 14).

Pare scontata, da quanto conferma la difesa dell’uomo, il ricorso alla Suprema Corte, per i fatti che lo hanno portato al centro di una vicenda fatta di accuse gravissime. Rigamonti, titolare del Bar dello zoo, a Beverate di Brivio, nonché cantante in una tribute band dei Blues Brothers, era stato arrestato nei primi mesi del 2024 con le gravissime accuse di violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e induzione alla prostituzione.

L’uomo si esibiva come cantante, aspirante emulo di John Belushi. L’indagine condotta dai carabinieri di Merate aveva però alzato il velo su uno squallido giro di prostituzione minorile partito dal bar di Brivio da lui gestito. Orge filmate con minorenni. Ragazzi a cui veniva creato un account su due app di incontri, con tanto di tariffario per le prestazioni offerte. Sedicenni e diciassettenni accompagnati in motel di Milano e della provincia lombarda per offrirsi a uomini maturi.

A suo carico era stata dichiarata dal tribunale di Lecco anche l’interdizione dai pubblici uffici, ed era stato riconosciuto l’obbligo di risarcire due vittime minorenni, una ragazza e un ragazzo. Il collegio presieduto dal giudice Bianca Maria Bianchi, aveva disposto anche la trasmissione degli atti in procura per indagare su un possibile ulteriore caso di violenza sessuale ai danni dello stesso minore, che sarebbe emerso nel corso dell’istruttoria. Poi la conferma in Appello e, molto probabilmente, il ricorso in Cassazione a cura dell’avvocato Giancarlo Ascanio, che aveva preso le difese di Rigamonti a processo in corso, e che ha sempre contestato nel merito molte contestazioni avanzate dalla procura. Secondo quanto emerso, Rigamonti non si trova in carcere. A suo carico è stata emessa la misura più blanda (dovuta a problematiche relative al suo stato di salute) dell’obbligo di dimora nella sua zona di residenza, dove esce di casa soltanto per sottoporsi a visite mediche.

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