Rapina la dottoressa della guardia medica, condanna confermata in appello

Confermata condanna per rapina alla guardia medica di Casatenovo. L’uomo, accusato di aver colpito una dottoressa per rubare prescrizioni e un timbro, sconta i domiciliari.

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Casatenovo

Confermata dalla Corte d’appello di Milano la condanna pronunciata a febbraio nei confronti del 34enne di Missaglia accusato di rapina ai danni di una dottoressa di turno il 4 maggio 2025 alla Guardia medica di Casatenovo, colpita da una gomitata dall’uomo, che si era impossessato di due prescrizioni mediche e un timbro. L’imputato, attualmente, risulta agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Di fronte all’accusa ha sempre minimizzato, dicendo di aver preso solo le prescrizioni precompilate per un farmaco che assume abitualmente, e null’altro.

Secondo la contestazione che ha portato alla condanna, invece, aveva sferrato una violenta gomitata nello stomaco della dottoressa, per sottrarre ciò che gli interessava. La vicenda risale ai primi di maggio di un anno fa. Dopo il fatto si era dato alla fuga, ma i carabinieri erano arrivati presto alla sua individuazione, dopo essere risaliti alla sua identità grazie alla descrizione fornita dalla testimonianza della vittima. L’identificazione era stata anche agevolata dal fatto che si trattava di soggetto già noto alle forze dell’ordine. Sembra, inoltre, che fosse conosciuto anche ai medici che si danno il cambio al presidio sanitario di Casatenovo. Per l’uomo, nel corso del processo di primo grado, la richiesta del pubblico ministero era stata di 3 anni e 1.800 euro di multa. La decisione era arrivata al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, nel corso del quale l’imputato, che soffre di problemi neurologici e di dipendenza, era stato sottoposto a perizia psichiatrica.

Un approfondimento, quest’ultimo, che aveva però escluso compromissioni della capacità di intendere e volere. L’uomo era stato condotto in carcere, ma successivamente il suo legale, l’avvocata Francesca Cascione, aveva ottenuto i domiciliari. Il fatto aveva suscitato sdegno a livello regionale; il sottosegretario alla Presidenza del Pirellone Mauro Piazza aveva espresso «profonda solidarietà e vicinanza alla dottoressa coinvolta», condannando fermamente la «violenza nei confronti degli operatori sanitari».

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