Scandalo minori, pubblicate le motivazioni della condanna in Appello per l’ex gestore del bar di Brivio

L’uomo è stato condannato a 14 anni dalla Corte d’appello di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Lai, che nei giorni scorsi ha depositato le motivazioni del provvedimento

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Brivio

Vista la «indubbia e rilevante gravità dei fatti in contestazione, e dell’assenza di qualsiasi forma di rivisitazione critica del proprio operato», nessun elemento concreto «giustifica l’applicazione nei confronti dell’imputato di un trattamento sanzionatorio più favorevole di quello applicato dal primo giudice». Nessuno sconto, insomma, per Graziano Rigamonti, detto Greg, ex titolare del Bar dello zoo di Beverate di Brivio, condannato in due gradi di giudizio per uno scandalo a luci rosse che ha coinvolto diversi minori della zona alla pena di 14 anni pronunciata a giugno 2025 dal Tribunale collegiale di Lecco, e confermata dalla terza sezione penale della Corte d’Appello di Milano, presieduta dalla giudice Antonella Lai, che nei giorni scorsi ha depositato le motivazioni del provvedimento contro il quale l’avvocato Giancarlo Ascanio, che ha preso le difese del 36enne di Besana Brianza, ha annunciato ricorso alla Corte di Cassazione.

L’avvocato del foro di Roma ha fatto ottenere al suo assistito la misura dell’obbligo di dimora, a causa di gravi problemi di salute dell’uomo, sul cui capo gravano accuse pesantissime, come prostituzione minorile, violenza sessuale, produzione di materiale pedopornografico e anche sostituzione di persona. Quest’ultimo reato, da quanto emerge leggendo l’atto dei giudici di appello, è contestato perché Rigamonti si sarebbe finto intermediario per conto di personaggi come Lapo Elkann e Giorgio Armani per farsi inviare video proibiti da minorenni. L’uomo si esibiva come cantante di una cover band dei Blues Brothers.

Le indagini sulle sue attività avevano alzato il velo su un giro di prostituzione minorile partito dal bar di Brivio da lui gestito. Orge filmate con minorenni. Ragazzi a cui veniva creato un account su due app di incontri, con tanto di tariffario per le prestazioni offerte. Sedicenni e diciassettenni accompagnati in motel di Milano e della provincia lombarda per offrirsi a uomini maturi. «Non è mia abitudine commentare o contestare le sentenze – ha fatto sapere l’avvocato Ascanio a La Provincia – se non nella sede naturale in cui lo si dovrebbe fare. Dopo due gradi di giudizio, continuo però a non condividere la verità processuale emersa. La personalità del mio assistito è ben lontana da quella dell’“orco” che sembra essere stata delineata in questi due anni di processo e dalle cronache. La tesi secondo cui il mio cliente fosse un gestore senza scrupoli di minori ignari o che somministrasse deliberatamente agli stessi stupefacenti per le finalità più disparate, non trova corrispondenza nelle prove. Sotto questo profilo, le notizie di cronaca risultano fuorvianti e dannose. Quanto al merito, potrà essere solo la Suprema Corte a verificare la legittimità delle decisioni».

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