Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 22 Aprile 2026
Caso Molinari, l’ex provveditore parla in aula
L’udienza è stata caratterizzata da un colpo di scena con l’eccezione sulla violazione del diritto alla difesa. La decisione finale slitta a settembre.
Sondrio
Dodicesima udienza preliminare del “caso Molinari”, il procedimento che investe il mondo della scuola provinciale con 38 imputati, di cui 32 esaminati presso il Tribunale di Sondrio e altri sei nei Tribunali competenti per territorio, 108 parti offese, 168 capi d’imputazione, con una serie di reati contestati che vanno dal peculato, alla concussione, alla turbata libertà degli incanti, all’induzione indebita a dare o promettere utilità.
Mercoledì mattina, alle 9.30, a varcare la soglia del palazzo di giustizia di Sondrio è stato per la prima volta anche Fabio Molinari, bergamasco, ex direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Sondrio, finito sotto inchiesta per una serie di presunti illeciti attribuibili a una conduzione ritenuta non consona del proprio ufficio.
Molinari, affiancato dal proprio legale Stefano Di Pasquale, è apparso relativamente tranquillo all’entrata, più provato al momento di lasciare l’aula in cui si è svolta l’udienza e nella quale ha reso dichiarazioni spontanee di fronte al giudice Fabio Giorgi, al pubblico ministero Giulia Alberti, presente come sempre anche il procuratore Piero Basilone, all’unica parte civile costituita, Cristina Paravicini, all’epoca dipendente del Damiani 2 di Morbegno, e agli avvocati e imputati che hanno chiesto riti alternativi. Ha parlato per mezz’ora, Molinari, ma trattandosi di udienza a porte chiuse, non è stato possibile a chi scrive ascoltare la dichiarazione resa e della quale si discuterà il 20 maggio prossimo.
. Video di Elisabetta Del Curto Ciclone scuola, Molinari in aula
«Quando detto dal mio assistito non può essere reso pubblico, perché formulato in camera di consiglio – dice l’avvocato Di Pasquale – quindi se ne parlerà nell’udienza del 20 maggio prossimo. Posso solo aggiungere che la procura ha fatto il suo lavoro, noi abbiamo fatto il nostro e sarà il giudice a decidere. Questo è un processo come tutti gli altri, non mi piacciono le etichette. Certo, si tratta di un iter processuale lungo, ma accurato, in cui ci aspettiamo venga preso in considerazione tutto quanto è stato portato all’attenzione del giudice».
Ma non è tutto, perché, in apertura, l’udienza è stata connotata da un altro colpo di scena con Di Stefano stesso ad eccepire la violazione del proprio diritto alla difesa avvenuto nell’udienza del 15 aprile, quella dedicata all’esame delle posizioni degli otto imputati che non hanno chiesto riti alternativi e dalla quale erano stati allontanati i difensori degli altri imputati, compreso il legale di Molinari.
A chiedere il loro allontanamento era stato il pubblico ministero, richiesta accolta dal giudice, ma immediatamente dopo si erano levati i distinguo degli avvocati e si era ventilata la possibilità che il passaggio potesse ritenersi nullo.
«Era mio pacifico diritto poter assistere alla discussione delle altre parti – dice Di Pasquale – per cui ho presentato istanza di nullità. Il pm stesso ha riconosciuto la fondatezza della mia eccezione e si è associato, quindi il giudice ha disposto la nullità della precedente udienza che andrà rifatta. Il 6 maggio sarà dedicato di nuovo ai riti ordinari, il 26 giugno ai riti abbreviati e, quindi, la decisione finale slitta dal 20 maggio al 25 settembre».
Un procedimento infinito che vedrà tornare in aula il 6 maggio prossimo, fra le altre, le difese dei presidi Bruno Spechenhauser, Raimondo Antonazzo e Michele Muggeo per i quali il pm aveva già chiesto il rinvio a giudizio.
«Francamente non ho capito la richiesta del pm della volta scorsa – dice Antonio Sala Della Cuna, difensore di Spechenhauser, allontanato dall’aula anche ieri proprio perché si decideva di un rito abbreviato – considerato che fino ad oggi il processo è sempre stato unitario e il giudice dovrà valutarlo come unitario, con posizioni che si sovrappongono. Un processo complesso – aggiunge –, con tante persone imputate, con filoni che non sono stati adeguatamente indagati e rispetto al quale ribadisco l’assoluta estraneità ai fatti del mio assistito. Un processo che gli cagiona sicuramente dei danni, ma ancor più li cagiona alla collettività, alla scuola, agli studenti, alle migliaia di persone che si sono trovate senza guida».
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