Il gip su Baby Gang: «Una rete pronta a combattere fino alla morte per lui»

Il giudice conferma il carcere e respinge i domiciliari in comunità: «Pericoloso e completamente inaffidabile». La difesa ricorre al Riesame: «Nessun componente della presunta rete è stato individuato».

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Calolziocorte

Gente “pronta a combattere fino alla morte” per lui, trapper noto a livello internazionale con milioni di fans, e con una certa fama anche presso l’autorità giudiziaria lecchese, anche se certo non positiva. Baby Gang – il 25enne di Calolziocorte Zaccaria Mouhib, esponente della scena musicale molto diffusa tra i giovani - è considerato, infatti, parte “di una rete criminale più vasta e di livello internazionale”, che è stata in grado “di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”.

La sua dunque sarebbe “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale”, di cui lo stesso si fa “vanto” sui social. Sono toni molto duri, quelli che il gip di Lecco Gianluca Piantadosi riserva alla figura di Baby Gang, nell’ordinanza con cui ha confermato la custodia cautelare in carcere e ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa di alleggerire la misura cautelare in quella degli arresti domiciliari in una comunità terapeutica, con applicazione del braccialetto elettronico. Il trapper di Calolzio si trova in carcere dopo essere stato arrestato lo scorso marzo, nell’ambito di un’inchiesta della procura che lo vede accusato di detenzione di armi e altri reati, tra cui una contestazione relativa a presunti maltrattamenti sulla fidanzata. Per il giudice, Mouhib riuscirebbe a influenzare una “cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto” per supportarlo e proteggerlo, tanto che per lui, addirittura, “combatterebbero fino alla morte”. Baby Gang viene definito non solo violento, ma anche “completamente inaffidabile”.

Alle motivazioni del giudice ha ribattuto l’avvocato difensore di Mouhib, Niccolò Vecchioni, che ha già presentato ricorso al Riesame di Milano. Per lui, nel provvedimento “non viene individuato alcun componente della rete” di cui parla il gip, che avrebbe portato il 25enne in Iraq nel corso del 2025. Baby Gang “si era recato in Medio Oriente per realizzare un videoclip musicale, nell’ambito di quel percorso artistico che, “in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente”, ha dichiarato il legale. Di recente, si è parlato ancora di Baby Gang in relazione ai suoi problemi giudiziari, alla luce dell’assoluzione dalle accuse di diffamazione e istigazione a delinquere nei confronti di una giornalista Mediaset, di cui aveva pubblicato il numero di telefono dopo la pubblicazione di un servizio tv non gradito. A settembre, invece, la corte d’appello di Milano ha ridimensionato la pena per possesso di una pistola da due anni e 8 mesi a un anno e mezzo di reclusione.

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